Recoba Inter
Recoba Inter

Se William Sheakspeare, storico autore della letteratura inglese, avesse ambientato la tragedia del principe Amleto ai giorni nostri, o almeno alla fine del secolo scorso, avrebbe sicuramente trovato come papabile protagonista un ex giocatore, mancino e fantasioso come pochi, al quale il destino ha riservato meno trofei di quanti ne meritasse il suo talento. "Essere o non essere: questo è il dilemma", recitava il monologo della prima scena del terzo atto della tragedia ambientata alla corte del Re di Danimarca e pubblicata nel 1623; ma tra queste due opzioni, a sorpresa, potrebbe esisterne una terza, fantasiosa e stimolante: il “sarebbe potuto essere”. 

Concetto che trova ristoro alla corte di un ex Inter, proveniente dalla terra dove il calcio è stato plasmato e reso una questione di vita. Si, perché Alvaro Recoba appartiene senza dubbio alla categoria del “cosa sarebbe potuto essere”, rappresentando le infinite possibilità mai completamente concretizzate nella sua carriera.

Un campione che stregò il presidente

Il calcio è uno sport semplice, fatto di giocate precise e fantasia, elemento immancabile nel bagaglio tecnico di un fuoriclasse e nessuno incarna queste qualità come Álvaro "El Chino" Recoba. Nato a Montevideo il 17 marzo 1976, cresce in un contesto complicato dall'instabilità politica dell'Uruguay. Soprannominato “El Chino” per i suoi tratti che richiamano all'oriente, comincia la sua lunga carriera nel Danubio, dove fa il suo debutto a soli 17 anni. Con un sinistro incantevole e potente, unito a una capacità di dribbling e velocità che deliziavano il pubblico, Recoba raggiunge presto lo stato di figura di spicco nel calcio uruguaiano, segnando 11 gol in 34 partite in due stagioni al Danubio, prima di passare al Nacional, dove migliora il suo score: 17 reti in 33 presenze tra il 1996 e il 1997. A 21 anni, dopo quattro stagioni nella massima serie uruguaiana, Recoba è pronto per il grande salto nel calcio europeo.

L'occasione attesa da tanto tempo arriva puntuale nel 1997 quando Massimo Moratti, presidente dell'Inter, rimase completamente sbalordito dalle prestazioni e dal talento del giovane sudamericano dopo aver visionato alcune cassette delle sue partite al Nacional. L'estate 1997 sarà per sempre ricordata per l'arrivo di Ronaldo Il Fenomeno, autentico alieno calcistico sbarcato sulla Terra, ma nonostante l'acquisto record dal Barcellona, Moratti volle fortemente anche Recoba; fu così che l'uruguaiano, ancora acerbo e non sull'onda mediatica del compagno brasiliano, si unì all'Inter e il suo debutto fu da leggenda: il 31 agosto 1997, a San Siro, l'Inter degli acquisti stellari è imbrigliata nella morsa del neo promosso Brescia, che a 10 minuti dalla fine è in vantaggio grazie a un gol di Dario “Tatanka” Hubner. Il popolo interista è allibito all'idea di perdere partita e anche un pò la faccia nella prima uscita stagionale. Così Gigi Simoni, compianto mister nerazzurro, getta nella mischia il giovane Alvaro a pochi minuti dalla fine della partita. San Siro cambiò volto nel giro di cinque minuti quando due bolidi terra aria dell'allora 19enne uruguaiano salvarono la Beneamata, creando l'illusione di poter tornare a competere per traguardi prestigiosi.

Le gesta di quella domenica di 27 anni fa resero Recoba il giocatore preferito di Massimo Moratti e nello stesso anno segnerà un altro gol capolavoro a Empoli con un arcobaleno da 50 metri per l'1-1 finale prima di passare, a gennaio dell'anno successivo, in prestito al Venezia, invischiato nella lotta per non retrocedere. Recoba fa letteralmente quello che vuole alle spalle dell'unica punta, Pippo Maniero; 11 gol e assist a nastro in sei mesi in laguna sono sufficienti a salvare la squadra veneta e farsi amare dai tifosi della Serenissima.  

L'addio all'Inter

Rientrato dal prestito, Recoba non si sfilerà più la casacca nerazzurra fino alla stagione 2006-2007, quando passerà al Torino, dopo essersi congedato dal popolo di San Siro con un gol olimpico contro l'Empoli. Otto stagioni in cui una classe raffinata collideva con discontinuità e una certa mancanza di disciplina negli allenamenti che gli impedirono di mantenere sempre alti i suoi standard. Così, sebbene il presidente Moratti avesse sempre creduto in lui con un supporto incondizionato, anche nei momenti difficili, Recoba lasciò l'Inter nel 2007, dopo aver realizzato con 72 gol in 276 partite e vinto due Scudetti, due Coppe Italia, due Supercoppe italiane e una Coppa Uefa con l'Inter

Le successive esperienze al Torino e al Panionios non furono altrettanto brillanti così, alla fine della carriera, El Chino tornò in Uruguay per chiudere il cerchio al Danubio e al Nacional. Il 31 marzo 2016, Recoba ha detto addio al calcio con una partita celebrativa a Montevideo, dove erano presenti alcune delle più grandi stelle del calcio sudamericano a celebrare uno dei più grandi talenti che abbiano mai flirtato con il pallone.

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