VAR. Il dibattito sul mancato rigore a favore dell’Inter nella sfida contro la Fiorentina non si è ancora spento. Dopo le parole di Gianluca Rocchi a Open VAR, che ha definito “plateale” la trattenuta di Comuzzo su Francesco Pio Esposito, la pubblicazione dell’audio tra arbitro e sala VAR ha riacceso la discussione. La sequenza dimostra come la decisione sia maturata in modo graduale ma, secondo molti, non abbastanza incisivo rispetto alla dinamica dell’azione.
La traccia audio inizia nel momento in cui il contatto avviene in area. L’arbitro Sozza invita a proseguire: “Gioca, gioca“, senza interrompere il gioco. Dalla sala VAR, però, arriva subito una voce: “Aspetta un attimo, check in corso. Lo tiene“. Il dettaglio sulla trattenuta, dunque, era immediatamente visibile a chi controllava le immagini. Nonostante ciò, la procedura si è prolungata in una revisione silenziosa senza richiamo al monitor.
VAR: la fase decisiva della conversazione
Nel frattempo, Sozza comunica ai giocatori: “Possibile fallo“. Il contatto viene quindi riconosciuto, ma non valutato come sufficiente a fermare l’azione in campo. La sala VAR continua a controllare più telecamere, più angolazioni, alla ricerca di un elemento che possa giustificare l’invito all’On Field Review. Dopo diversi secondi di analisi arriva la conclusione: “Cosa dici? Per me va bene così. Check completato, puoi giocare“. Ed è in quel momento che la decisione diventa definitiva.
Il caso, dunque, è destinato a diventare un nuovo riferimento nel dibattito su campo e tecnologia: quando intervenire, con quale soglia di certezza e con quale tempistica. Se l’obiettivo del VAR è evitare errori chiari, l’episodio Esposito-Comuzzo finisce al centro di una discussione importante: la necessità di uniformare l’uso dello strumento e garantire che situazioni simili vengano giudicate in modo coerente. In questo senso, trasparenza e comunicazione restano le chiavi per evitare nuove polemiche. Rocchi avrà molto lavoro da fare.
