Nella pubblicazione del mese scorso ho raccontato come da piccolissimo sono diventato interista… ma poi l’ “io” interista come ha vissuto la sua infanzia?
Un episodio che ricordo con affetto riguarda mio zio Alfredo. Lui e sua moglie, mia zia Giuseppina, non avevano figli ed i nipoti (soprattutto io che ero nerazzurro come lui) godevamo tantissimo del loro affetto.
A cinque anni fui operato di appendicite; dopo l’intervento per alcuni giorni ebbi una febbre molto alta; un pomeriggio, mentre ero abbattuto nel mio letto d’ospedale, spuntò dalla porta della camera il testone pelato di mio zio Alfredo. La sua voce alta mi stordiva… sul momento non ebbi la forza di gradire il regalo che mi aveva portato: un pupazzetto di plastica a forma di calciatore dove la testa, esageratamente grande, era connessa al resto del corpo con una molla, così da “ballonzolare” ad ogni movimento. Questo pupazzetto aveva una particolarità: la sua maglietta non era dipinta sulla plastica, ma era una vera e propria maglietta in stoffa in scala ridotta… inutile dire i colori di quella maglia.
Fu mio zio a dare il nome al pupazzetto: il pupazzetto si chiamava “Il Mazzola”.
Io quel giorno però stavo veramente male e mio zio al momento rimase deluso per la mia indifferenza al regalo.
L’indomani la febbre era scesa e, allegro, passai tutta la mattina a far oscillare la testa de “Il Mazzola”; anche quel giorno mio zio venne a trovarmi e si commosse vedendomi felice con il suo regalo.
Gli anni passarono e sulla mia libreria era sempre lì, “Il Mazzola”, pronto a farsi scuotere la testa ogni volta che lo desideravo o che dovevo consolarmi da uno di quei piccoli grandi drammi che di tanto in tanto attraversano la vita di un bambino.
Tempo dopo, con mio dispiacere, “Il Mazzola” cadde e si ruppe. Il perno che collegava la testa alla molla si spezzò… il danno era irreparabile.
Per ricordo, ora che non c’era più il testone ballonzolante, riuscii a sfilare la maglietta di stoffa prima di buttare via la parte in plastica… fu in quel momento che ebbi un’idea geniale: era l’età in cui giocavo con il Big Jim… la maglietta calzava a pennello al mio Big Jim… il mio Big Jim era diventato l’erede degno de “Il Mazzola”.
Quali altri giochi potevo avere da bambino nerazzurro? Mio padre era non vedente, invalido di guerra… per questo non amavo giocare con i soldatini o con le armi giocattolo.
Un giorno, mentre ero a casa con la varicella, mia madre mi portò a casa una scatola; la guardai da lontano: ma cosa sono? Soldatini? … Nooo! Sembrano soldatini, ma sono “calciatorini”, sono undici calciatorini, uno con la maglia nera ed il numero uno, gli altri dieci… beh il colore delle loro maglie mi sembra evidente.
Li mettevo sul tavolo e li ammiravo; avevo fatto una palla con il pongo (per i più giovani, l’antenato del didò) e li facevo calciare, li facevo allenare e immaginavo che fosse l’Inter vera che si allenava per la partita della domenica successiva; dopo qualche settimana di soli allenamenti, mia madre mi regalò anche il Milan.
Allora costruii due porte con dei fiammiferi usati rivestiti di pongo e cominciai a fare delle partite.
Può sembrarvi strano, ma in quelle partite l’Inter vinceva sempre… sul risultato mi ero dato una regola: mai più di nove a zero, sennò non era realistico.
Dopo il Milan arrivarono altre squadre: Juve, Roma, Napoli, Fiorentina Lanerossi Vicenza, ecc.; facevo dei veri e propri campionati che, ovviamente, avevano come vincitrice sempre la Beneamata.
In quegli anni mi furono regalate anche le prime maglie nerazzurre: la prima aveva sulla schiena il numero otto di Mazzola, ma l’anno successivo Mazzola giocava più frequentemente con il dieci… ed ecco che mia Zia Adriana e mio zio Piero mi regalarono un’altra maglia, questa volta con il dieci.
Nelle partite in cortile con gli amici ero sempre uno dei più scarsi, per cui mi mettevano sempre in porta… a furia di giocare in porta imparai ad essere portiere; avevo nove anni quando un allenatore si accorse che ero bravino: cominciai a giocare a calcio sul serio (o quasi)… inutile dirlo, da mia madre mi arrivò la maglia da portiere dell’Inter che, come si usava all’epoca, era tutta nera con colletto e polsini azzurri e il numero uno sulla schiena; era una maglia che non era legata ad un calciatore in particolare, all’epoca in porta si alternavano Lido Vieri e Ivano Bordon… ma io amavo immaginarmi da grande come portiere titolare dell’Inter.
Ricordo per la Prima Comunione i miei vicini di casa mi fecero due regali: un angioletto d’argento di un buon valore sia artistico che economico, ed un libro che si intitolava “Sandro Mazzola Vi Insegna Il Calcio”… indovinate tra i due quale fu il più gradito.
Verso la fine delle elementari mi accorsi che con i calciatorini giocavo sempre meno e volevo fare un salto in avanti con qualcosa un po’ più da ragazzi grandi… per Natale mi regalarono il Subbuteo con l’obiettivo di giocare sia da solo, sia contro amici.
Memore dell’atteggiamento di volere sempre un’Inter vincente avuto con i calciatorini precedenti, chiesi che non mi venisse regalata la mia squadra del cuore: le prime quattro squadre di Subbuteo furono Roma, Aiax, Svezia e Scozia… era bello vedere finalmente l’alternanza di risultati nelle mie partite domestiche.
Andai avanti a giocare a Subbuteo fino alle medie; ad ogni compleanno, promozione, Natale, ecc. tutti i parenti mi regalavano nuove squadre: Olanda, Zaire, Argentina, River Plate, Uruguay, Brasile, Sampdoria, Lanerossi Vicenza, Milan, Juve, Inter…
Inter? Ma come? L’Inter no… non doveva finire così!
Beh, un regalo non potevo certo rifiutarlo… Poi, quei colori… li amavo troppo.
Mi dissi e mi ripromisi che oramai ero abbastanza grande per non far vincere sempre i Nerazzurri… ed infatti inizialmente mantenni la promessa fatta a me stesso, il primo giorno l’Inter perse due a zero con la Juve, il secondo pareggiò con il Milan, il terzo perse con l’Aiax… si però nemmeno esagerare in senso opposto: il quarto giorno l’Inter vinse tre a zero con la Sampdoria ed il quinto giorno… il quinto giorno riproposi Inter Juve, vincemmo sei a zero… fu l’inizio della fine.
Da quel momento ero ricaduto nel tunnel dell’Inter ingiocabile: nelle partite che se facevo da solo, l’Inter vinceva sempre e in quelle contro gli amici, se l’avversario era forte e presumibilmente avrebbe vinto, io sceglievo come squadra una squadra neutra, non l’Inter, ma nemmeno Milan e Juve… comunque volevo giocarmela fino in fondo e di contro se avessi scelto Rossoneri o Bianconeri non so se mi sarei impegnato alla morte: vedere perdere le rivali di sempre mi avrebbe provocato un sottile e segreto piacere… anche se era tutto finto; scegliendo invece per es. l’Olanda potevo lottare con il coltello tra i denti, ma in caso di sconfitta nessun dramma.
Per concludere, quali furono invece i giochi con cui l’ “io” interista non giocò mai?
In quel periodo cominciavano a diffondersi quelli che erano chiamati “giochi televisivi”: i rozzi antenati dell’attuale PlayStation, piuttosto che Xbox ecc., ma io non li amavo, per cui non ebbi mai desiderio per questo genere di divertimento… nemmeno per i giochi a tema “calcio”…
I ricordi di me bambino invece ancora oggi volano su “Il Mazzola” sui calciatorini, e su tutti quei momenti segreti vissuti nella mia cameretta che, come per magia, per qualche ora nella mia testa si trasformava in San Siro.
