La decisione è di quelle storiche: la UEFA ha approvato in via del tutto eccezionale la richiesta di Lega Serie A e FIGC di far disputare Milan-Como a Perth, in Australia, l’8 febbraio 2026, insieme a quella della RFEF per lo spostamento di Villarreal-Barcellona a Miami il 21 dicembre 2025.
Nel comunicato ufficiale, l’organo europeo sottolinea come la scelta non debba costituire un precedente, ribadendo la propria “chiara opposizione allo svolgimento di partite di campionato nazionale all’estero”. La decisione arriva dopo una serie di consultazioni avviate con club, leghe, calciatori e tifosi, dalle quali è emersa una diffusa mancanza di sostegno verso l’idea di esportare i match dei tornei nazionali.
“Il Comitato Esecutivo UEFA – si legge nella nota – ha concesso il via libera solo in virtù di un quadro normativo FIFA ancora poco chiaro e in fase di revisione. La UEFA lavorerà attivamente con la FIFA affinché le regole future tutelino l’integrità delle competizioni e il legame tra club, tifosi e comunità locali”.
L’intento delle federazioni è evidente: espandere il marchio del calcio europeo verso nuovi mercati e attrarre investimenti. Ma la scelta solleva dubbi e critiche, soprattutto sul piano sportivo e logistico.
Non mancano le polemiche
La partita tra Milan e Como a Perth rappresenterà un evento storico per il calcio italiano, ma anche un esperimento rischioso. La distanza (oltre 13.000 chilometri) e il fuso orario di 7 ore potrebbero compromettere la preparazione fisica dei giocatori e la regolarità del campionato.
A ricordarlo è Carolina Morace, ex calciatrice e allenatrice, che a Perth ha vissuto per anni:
“Chi ha pensato questa partita non è mai stato a Perth a febbraio. Là ci sono 40 gradi, e tornare in Italia dopo un viaggio simile può pesare sulla salute e sulla performance dei calciatori. Mi stupisce il silenzio dell’associazione giocatori”, ha detto a La Repubblica.
Morace aggiunge anche un dettaglio culturale:
“Perth è l’ultima città australiana per cultura calcistica. Avrei capito di più Sydney o Melbourne. Ma il calcio australiano resta poca cosa: portare lì la Serie A è un controsenso”.
