L’era di Gabriele Gravina alla guida del calcio italiano giunge ufficialmente al capolinea. Dopo il fallimento sportivo della Nazionale, culminato nella mancata qualificazione ai Mondiali del 2026, il dirigente ha rassegnato le proprie dimissioni irrevocabili. La decisione è stata comunicata durante un incontro teso con le componenti del Consiglio Federale, segnando un punto di rottura necessario per tentare una ricostruzione totale del sistema.
Il mandato di Gravina, che era stato rinnovato con una maggioranza schiacciante del 98% nel febbraio del 2025, si interrompe bruscamente sotto il peso di una delusione che l’intero Paese fatica a metabolizzare. Nonostante il forte consenso politico ottenuto solo un anno fa, l’impossibilità di partecipare alla rassegna iridata ha reso la sua posizione insostenibile, portando alla scelta del passo indietro per senso di responsabilità verso il movimento.
Verso il 22 giugno: il futuro della Federazione
Con l’uscita di scena dell’attuale presidente, la FIGC si prepara ora a una fase di transizione fondamentale. È già stata fissata la data del 22 giugno per le nuove elezioni, giorno in cui le diverse componenti del mondo calcistico saranno chiamate alle urne per individuare la figura che dovrà guidare la rinascita. Sarà un appuntamento cruciale per definire i nuovi vertici e le strategie di rilancio di un settore in profonda crisi.
Fino a quella data, il calcio italiano vivrà settimane di intensi confronti e alleanze, nel tentativo di trovare un profilo capace di unire le diverse anime della Federazione. Le dimissioni di Gravina, già nell’aria da ieri, chiudono un ciclo tormentato, lasciando spazio a una corsa alla presidenza che si preannuncia accesa, con l’obiettivo comune di riportare l’Italia ai vertici del calcio internazionale dopo l’ennesimo, durissimo colpo subito.

