Di Flavio Verzola.
Il 6 gennaio 2010, nello stadio Bentegodi di Verona, durante una partita contro il Chievo, Cristian Chivu subì un violento scontro con Sergio Pellissier. La diagnosi fu terribile: frattura del cranio.
Operato d’urgenza, ricoverato in terapia intensiva, fu un momento di grande paura per tutti noi.
Ma mesi dopo, eccolo tornare in campo, con il suo caschetto protettivo e una grinta mai vista.
Ci sono prove che, se superate, ti cambiano per sempre. Non necessariamente in meglio, ma nel caso di Chivu sì: lo hanno reso più riflessivo, più determinato, più impermeabile alla mediocrità di questo calcio malato.
In questi mesi lo abbiamo scoperto come uomo, oltre che come tecnico.
Sapevamo della sua autostima, della caparbietà in campo (non si diventa capitano dell’Ajax a 18 anni per caso), della competenza tattica e della gestione del gruppo.
Non sapevamo, invece, della sua profonda forza interiore.
Accolto con scetticismo, deriso da certa stampa anti-Inter con sarcasmo e malignità, è riuscito a spazzare via ogni dubbio con l’unica arma che conosce: il lavoro.
Testa bassa e pedalare: Chivu batte il pregiudizio
La squadra veniva dalla botta tremenda della finale di Champions.
L’inizio non è stato fortunato, anche per via di un mercato che non ha rispecchiato le sue idee (e nemmeno le nostre).
Molti avrebbero mollato, magari alzato la voce e sbattuto la porta (ogni riferimento a parrucche è puramente voluto).
Lui no. Testa bassa, lavoro su testa e gambe, accettando ciò che ha a disposizione, senza scuse, senza polemiche. Con chiarezza e onestà.
Subentrare a Inzaghi non era facile, ma bastano pochi mesi per conquistare anche i più scettici.
Me incluso.
Ciao Giovanni, genio controcorrente
Ieri è mancato Giovanni Galeone, un grandissimo allenatore. Innovatore, anticonformista, filosofo del pallone.
Il 13 settembre 1987 il suo Pescara, neopromosso, vinse all’esordio contro la mia Inter, dando spettacolo al Meazza.
Un uomo fedele alle proprie idee, poco incline ai compromessi.
Mai considerato dalle “grandi” del calcio, proprio perché troppo autentico.
Tutto il contrario dei “robot trainer” di oggi, arroganti e narcisisti.
Ciao Giovanni, speriamo di rivedere un po’ della tua follia nel calcio moderno.
Verona trappola, ma finale dolce
E torniamo a Verona.
Una di quelle partite trappola.
Lo sanno bene anche i ratti, che più di una volta ci hanno lasciato le penne nella Fatal Verona.
Ricordate l’anno scorso? Gol di Frattesi al 93’, rigore Hellas nel finale… sbagliato.
Oggi c’è rancore tra tifoserie, dopo un gemellaggio finito male.
Grinta e agonismo sono il pane quotidiano dell’Hellas.
Non facciamoci ingannare dal nome del loro allenatore.
Faranno di tutto per rovinarci il pranzo, e sarebbe un peccato: sono ospite da amici, e la pasta è davvero ottima!
Un gol di Zielo e poi… il brivido
Orario scomodo, biglietti ospiti esauriti.
Rivedo nella memoria Ronaldo, un gran gol di Dalmat, e poi… pareggio del Chievo. Ma oggi, almeno sugli spalti, c’è molta più tensione.
Partiamo bene, formazione rimaneggiata, qualche big a riposo.
Zielo segna un gran gol al 16’: piatto destro al volo su corner di Chala.
L’Inter sembra in controllo. Forse troppo.
Basto si addormenta e Santana do Nascimento, nome da brividi, lo salta come fosse un crodino sulla spiaggia. Gol alla prima vera occasione. Sommer colpevole.
Il Bentegodi prende coraggio. Orban centra il palo. Si chiude il primo tempo col fiatone.
Secondo tempo sotto la pioggia
Piove. Entrano i big.
Pio prende il posto di un Bonnino evanescente. Al 66’ Sucic sbaglia un passaggio sanguinoso, Bisteccone costretto al fallo.
Ultimo uomo? Rosso?
No, Doveri applica bene il regolamento: solo giallo.
Ma ovviamente, da opinionisti disinformati, partono le grida allo scandalo.
Chala, Pio e… autogol finale!
Proviamo a vincerla. Pio sfiora il gol, c’è un tocco di mano sospetto su di lui.
Per me non è rigore, ma se guardiamo quelli dati ai ratti o ai Pulcinella… beh, con lo stesso metro non ci sarebbero dubbi.
Il telecronista, nel nominare Bella-Kotchap, sembra dire “bella coscia”: almeno ci scappa una risata.
Partita inchiodata sull’1-1.
Ma al 93’, quando sembra tutto finito… la fortuna aiuta gli audaci!
Cross di Bare, deviazione maldestra di Martin Frese nella propria porta.
2-1 Inter. Tre punti d’oro.
Cuore, gruppo e Marcia Avanti
Onore al Verona, che avrebbe meritato il pari.
Complimenti a Zanetti e al suo gruppo. Ma oggi, il destino ha sorriso a noi.
Abbraccio finale tra Chivu e Kolarov, urla liberatorie, squadra compatta: questa è l’Inter che ci piace.
Errori da correggere? Tanti.
Ma con i tre punti in tasca, si lavora molto meglio.
Ora c’è la Champions. Con un Tikus in più. Mica poco.
Marcia Avanti!
