L’alba di oggi ha segnato una svolta giudiziaria per uno dei dossier più discussi degli ultimi mesi a Milano: la vendita dello stadio di San Siro. Il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza ha eseguito una serie di perquisizioni mirate, scaturite da un’inchiesta che ipotizza i reati di turbativa d’asta e rivelazione del segreto d’ufficio. Al centro del mirino degli inquirenti c’è la regolarità dell’intera procedura che ha portato al passaggio di proprietà dell’impianto sportivo dal Comune ai due club milanesi.
L’operazione odierna si è concentrata sul sequestro di dispositivi elettronici e smartphone, strumenti ritenuti fondamentali per ricostruire i dialoghi e le dinamiche che hanno preceduto la firma del rogito, avvenuta lo scorso 5 novembre. In quell’occasione, nelle casse di Palazzo Marino erano stati versati 197 milioni di euro, ma l’ombra di possibili irregolarità sulla gara era già emersa, spingendo la Procura ad approfondire se la compravendita fosse avvenuta nel pieno rispetto delle norme di trasparenza pubblica.
Indagini ai vertici: sotto la lente i processi decisionali
L’inchiesta conta attualmente 9 persone iscritte nel registro degli indagati, tra cui compaiono dirigenti comunali di alto profilo, ex assessori con deleghe strategiche alla pianificazione urbana e i responsabili dei procedimenti amministrativi legati allo stadio. L’obiettivo è verificare se vi siano stati scambi di informazioni riservate o accordi sottobanco volti a pilotare l’esito dell’assegnazione.
Mentre le autorità procedono all’analisi del materiale informatico sequestrato, l’opinione pubblica attende di capire se la valutazione milionaria del Meazza sia stata congrua o se l’iter burocratico sia stato viziato da interferenze illecite. Il Comune di Milano e i club restano ora in attesa di sviluppi, in un clima di incertezza che avvolge quello che doveva essere il simbolo della rinascita infrastrutturale della città .

