Luigi De Siervo, amministratore delegato della Lega Serie A, ha lanciato un appello chiaro sul futuro di San Siro. Intervistato dal Corriere della Sera, ha definito “una catastrofe enorme” l’eventuale voto contrario del consiglio comunale alla vendita dello stadio. Secondo il dirigente, Milano rischia di perdere un’occasione storica per dotarsi di un impianto all’altezza delle aspettative e restare competitiva a livello internazionale.
Il tema non riguarda solo il prestigio, ma anche la sostenibilità economica del calcio italiano. Con i diritti tv ormai stabili, i ricavi da stadio diventano decisivi: “Il calcio sta cambiando velocemente, l’esperienza allo stadio è oggi un fattore determinante per i ricavi. Diversamente, il gap con le altre leghe aumenterà e recuperare sarà sempre più difficile“, ha avvertito De Siervo.
Per De Siervo il tempo stringe: “Non c’è extra-time”
Lo slittamento del voto legato all’inchiesta urbanistica rischia di bloccare tutto. Dopo il 10 novembre scatterebbe il vincolo di tutela del secondo anello di San Siro, rendendo impossibili modifiche sostanziali. Per l’AD della Lega, il momento è adesso. Il dirigente punta il dito anche contro la politica degli ultimi vent’anni, incapace di rinnovare gli impianti: in Italia solo sei stadi sono stati inaugurati negli ultimi diciotto anni, il peggior dato in Europa.
Se il consiglio comunale dovesse bocciare la vendita, Inter e Milan sarebbero costrette a valutare soluzioni lontano da Milano, privando la città di un indotto enorme. “Milano rischia un nuovo Flaminio“, ha avvertito De Siervo, evocando lo spettro di uno stadio abbandonato e privo di futuro. La sua conclusione è un monito: senza impianti moderni il calcio italiano scivolerebbe verso un lento declino, fatto di meno risorse, meno campioni e meno competitività.

