Antonio Pintus, storico preparatore atletico del Real Madrid con un passato anche all’Inter, ha offerto uno spaccato interessante sul calcio moderno durante una lectio magistralis all’evento “Training in Soccer: all in one day”, organizzato dall’Università di Urbino.
Il suo intervento ha messo subito al centro un concetto chiave: il ruolo dell’allenatore. “È il direttore tecnico della squadra, viene sempre prima del preparatore. Il problema è trovare il giusto equilibrio, perché spesso ci consideriamo troppo importanti o troppo poco”, ha spiegato Pintus, sottolineando come tutte le figure debbano lavorare in armonia.
Il preparatore dei Blancos ha poi evidenziato l’evoluzione del calcio negli ultimi anni, sempre più orientato verso un approccio scientifico e multidisciplinare. “Una volta ci si allenava in modo più pratico, oggi tutto è più strutturato”, ha raccontato, senza però dimenticare l’importanza dell’aspetto umano.
“Non alleno i dati, alleno i giocatori”, ha detto con decisione, lanciando un messaggio chiaro in un’epoca dominata da numeri e statistiche. Pintus ha ricordato anche gli inizi della sua carriera, quando bastavano strumenti semplici per lavorare: “Nel 1995 calcolavo il picco di potenza con un cronometro. Si può allenare anche con mezzi basilari”.
Per Pintus serve concretezza
Alla base del suo metodo resta la concretezza. “Se vuoi che un giocatore corra di più o più veloce, fallo correre”, ha sintetizzato, spiegando come spesso la semplicità sia la chiave del successo.
Infine, uno sguardo al confronto tra il calcio italiano e quello internazionale. Pintus non ha dubbi: “Se siamo più lenti di inglesi e spagnoli è perché loro si allenano davvero forte. Al Real tutti vogliono vincere anche le partitine, c’è una competitività altissima. Se qualcuno perde, si arrabbia davvero”.

