Open VAR. Quella che doveva essere l’era della trasparenza totale per il calcio italiano sembra essere giunta a un bivio inaspettato. Lanciato nel 2023 con grandi aspettative, il progetto Open VAR su DAZN rischia di chiudere i battenti al termine della stagione attuale.
Il clima teso dell’attuale Serie A, esasperato da sviste recenti come il rigore negato all’Inter per il contatto Scalvini-Frattesi o l’espulsione di Wesley in Como-Roma, ha accelerato i dubbi dei vertici arbitrali. La sensazione prevalente è che mostrare i dialoghi tra campo e sala VAR non abbia aiutato a rasserenare gli animi, ma abbia piuttosto alimentato processi mediatici infiniti. All’interno dell’AIA cresce il malumore: molti arbitri si sentono eccessivamente esposti in un momento delicato di ricambio generazionale.
Open VAR: il dubbio dei vertici arbitrali
Il paragone che circola nei corridoi dell’AIA è piuttosto netto: si fa notare come nessun allenatore vada in TV a sottolineare pubblicamente l’errore di un proprio giocatore mentre scorrono le immagini di un gol fallito. Questa apertura totale viene oggi percepita più come un danno che come un beneficio, capace di minare la compattezza della squadra guidata dal designatore Gianluca Rocchi. La critica, anziché esaurirsi nel post-partita, finisce per trascinarsi fino a metà settimana, creando un clima di insicurezza costante.
Anche tra le società di Serie A serpeggia un certo scetticismo, con alcuni club convinti che lo spirito originario dell’iniziativa non abbia prodotto i frutti sperati in termini di cultura sportiva. La decisione finale spetterà alla FIGC, che dovrà valutare se rinnovare l’accordo annuale con DAZN o fare una clamorosa retromarcia. Sebbene il programma fosse stato valutato come una svolta storica per il calcio italiano, il peso mediatico degli errori arbitrali potrebbe portare alla chiusura definitiva di questo esperimento comunicativo.

