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martedì, Febbraio 10, 2026

Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio

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Di Flavio Verzola.

Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio.
Un cult della commedia all’italiana con il nostro intramontabile Lino nazionale.
E sì, dopo le due sciagurate partite tra campionato e Champions, è proprio il primo pensiero per sdrammatizzare. Un vecchio film, una risata amara, una carezza sul morale.

Perché ci voleva qualche giorno per far decantare la rabbia.
Un gol al 93’ in Champions, a spargere sale sulle ferite ancora aperte del derby.
Due colpi durissimi da incassare, senza anestesia.

Due cose sono tra le più complicate da affrontare:

  • Scrivere di un derby appena perso
  • Tornare al lavoro il giorno dopo

La tentazione di rintanarmi in casa è stata fortissima.
Cancellare ogni riferimento al calcio.
Netflix, Disney, maratone infinite.
Ma alla fine, sospirone amaro e testa alta: ho affrontato le forche caudine, con disappunto ma anche con coraggio.

Nemmeno le analisi tra amici hanno compiuto il miracolo catartico.
E come sempre accade, l’interismo sbrocca:
da una parte chi inveisce contro tutto e tutti, dall’altra chi difende tutto e tutti, in una faida interna in cui ognuno accusa l’altro di non essere “vero interista”.

Un rebelòt colossale, come si dice a Milano.
Per i non milanesi: grande confusione.

Le due partite – con i ratti e con i materassai – sono inevitabilmente collegate.
Due sconfitte. Immeritate? Forse sì. Ma reali.

Il derby era maledetto, lo si è capito dai dettagli.

  • Ho vinto alla tombola sul pullman (come a Udine: segnale funesto).
  • Arriviamo al Meazza, ma ci scaricano in un punto diverso dal solito.
  •  I ragazzi della Nord che vendono le fanzine non si vedono.
  •  Il baretto al secondo rosso ha la macchinetta del caffè rotta.

Piccoli segnali, certo. Ma per noi internati, sintomi inconfondibili del disastro imminente.

Il match comincia, e alla prima parata di Maignan su Tikus, lo stomaco si contrae.
Poi il gol: palla persa da Chala, tiro tutt’altro che irresistibile, Sommer smanaccia male, e Pulisic segna.

Rigore sbagliato da Calhanoglu al 74’, stessa giornata dello scorso anno, contro il Napoli.
Mike lo batte sul piano psicologico. Gli lascia lo spazio, lo invita a calciare lì. E il turco ci casca.
Sfortuna? Sicuro. Ma anche limiti. E tanto deja vu.

Avremmo potuto giocare per una settimana: quella maledetta porta non si sarebbe aperta.

Poi Madrid.
Altro boccone amaro, servito al 93’.
Anche lì, partita giocata, prestazione buona. E sconfitta.

Non è solo sfortuna.
Qualche rito ad Appiano sarebbe utile, sì, ma serve anche una spiegazione logica.
Allora guardo i numeri:

  • 161 occasioni da gol in 12 giornate.
  • Solo 26 reti.
  • Percentuale realizzativa: 11%.

È un problema strutturale, cronico.
Lo diciamo da anni.
E ora si somma a:

  • Sommer che comincia a calare
  • Pepo Martinez ancora un mistero
  •  Lauti e Tikus che non decollano
  •  Pio promettente, ma non può salvare la patria
  •  Bonnino buono, ma ancora giovane
  •  Barella e Chala tra magie e svarioni
  •  Mkhitaryan insostituibile, Dumfries idem
  •  Le alternative? Inadeguate

Augusto fa il compitino, Darmian non ha più il passo, Henrique… lasciamo perdere.

La rosa ha mancanze evidenti.
Le stesse da tempo:

  • Un centrale veloce
  • Un mediano muscolare
  •  Una punta che salta l’uomo

Lo diciamo da mesi.
E ogni volta ci viene risposto: “Ma la prestazione c’è”.

Sì, ma non può essere sempre un alibi.
Quattro sconfitte in dodici partite non sono coincidenze.

Cristian Chivu ha il suo bel da fare.
Serve girare pagina, lavorare sodo, tagliare i rami secchi, fare innesti.
Perché se si vuole vedere qualche fiore a primavera, il giardino va curato adesso.

Sarà un lungo inverno.
Noi depressi ma presenti.
Il lavoro grosso, però, spetta a loro.

Permettetemi, prima di chiudere, un pensiero a Ornella Vanoni.
Donna meravigliosamente libera, affascinante, figlia di Milano.
Alla fine della sua vita aveva capito quali sono i colori giusti.

C’è tutto di questo momento in una sua canzone:
“Domani è un altro giorno” (1985):

“È uno di quei giorni che ti prende la malinconia
Che fino a sera non ti lascia più
La mia fede è troppo scossa ormai, ma prego e penso tra di me
Proviamo anche con Dio, non si sa mai…”

Ciao Ornella. E grazie.

Marcia Avanti.

Sempre. Anche quando fa male.

Flavio Verzola
Flavio Verzola
Sessant'anni compiuti, sempre con l'Inter nel cuore. Tanti chilometri, tanti amici, tante gioie e qualche dolore, ma quando il nerazzurro ti entra nel cuore e nell'anima, non ne puoi più farne a meno.
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