Noi sposiamo la linea di Cristian Chivu.
Non saremo qui a lungo a gridare allo scandalo né a protestare per le decisioni arbitrali di ieri: sarebbe solo uno spreco di energie per qualcosa che ormai è andato. Indietro non si torna.
Ieri è arrivata l’ennesima conferma di una realtà ben nota: in Italia esiste una classe arbitrale non all’altezza. Un sistema in cui manca ancora oggi un protocollo chiaro e univoco, dove ogni partita diventa un’interpretazione personale delle regole. Ci parlano di “no ai rigorini”, e poi ci ritroviamo con un rigore assegnato in differita, su segnalazione di un guardalinee distante trenta metri. Roba da circo.
Prendiamoci l’ottimo primo tempo e accettiamo il brutto secondo
Ma sprecare energie non serve. Prendiamoci, invece, l’ottimo primo tempo di ieri, che ha certificato che la squadra c’è, è viva ed è forte. E prendiamoci anche le colpe del secondo tempo, quando il gruppo ha perso lucidità, lasciandosi trascinare dal nervosismo del torto subito, dalla frenesia e dalla voglia di rimonta, invece di restare concentrato sul gioco.
Infine, prendiamoci pure le solite uscite altezzose del signor Conte: una persona incoerente, per la quale i meriti arrivano solo quando le cose vanno bene, mentre le colpe ricadono sempre sugli altri, sulla società in primis.
E prendiamoci anche il totale rinnegamento del signor Oriali, ormai braccio destro di Conte a tutti gli effetti, che ne ha assorbito atteggiamenti e modi. Si sta allontanando sempre di più da quello spirito interista che un tempo lo rappresentava: oggi, di quell’interismo, non resta più traccia in lui.
