Sommer: "Inter aspettano top. San Siro e tifosi pazzeschi". Autore di una stagione pazzesca, coronata da uno Scudetto altrettanto formidabile e una serie di 19 porte inviolate su 34 partite disputate. Approdato a Milano con il compito di sostituire uno dei portieri migliori della stagione passata, ovvero André Onana, e farsi trovare pronto per una stagione complicata e dall'obiettivo delineato: il Tricolore. I mesi passati a Monaco di Baviera avevano fatto suscitare più di qualche dubbio sulla sua effettiva bravura fra i pali e la sua reattività felina, ma l'anno in nerazzurro ha confermato il suo status, riportandolo nella lista dei migliori portieri in circolazione. Insomma, Yann Sommer si è rivelato un vero colpo di fortuna per l'Inter. Il suo apporto è stato importantissimo, specie nei momenti di necessità. Adesso c'è l'Europeo con la sua Svizzera e proprio in Germania il portiere elvetico ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Blick, raccontando il suo primo anno in Italia e in nerazzurro.

Sommer: "Rito di iniziazione? Ho cantato. Mi ha sorpreso l'atmosfera da stadio"

Come primo punto Sommer ha spiegato le difficoltà di imparare una lingua complicata come l'italiano: "Se preferisco l'italiano? No, non ancora. Non sarebbe una bella intervista (ride, ndr). Al momento preferisco il tedesco, sebbene io capisca già molto l'italiano. A mio avviso questo è necessario perché qui tutti all'Inter conversano in italiano: in effetti sto prendendo delle lezioni, grazie alle quali riesco già a dire qualcosa. In ogni caso impari automaticamente tutto ciò che ha a che fare con il calcio in campo. Un esempio? 'Fuori!' oppure quando un giocatore avversario ti sorprende durante un calcio d'angolo: 'Attenzione, l'uomo dietro!'. In caso di emergenza uso anche l'inglese o il francese, così da farmi capire meglio. Se leggo gli elogi sui giornali italiani? In realtà non posso nemmeno dirlo perché leggo raramente i giornali. In Germania era già così: non importa se le cose vanno bene o male. Possiamo chiamarla una sorta di autoprotezione". Successivamente si è passati all'approdo a Milano e il benvenuto: "Se mi sono presentato? Sì, per decenza, anche se la maggior parte delle persone in Europa si conosce. I media parlano così tanto di un cambio squadra in anticipo che non c'è da stupirsi quando poi si arriva effettivamente in quel club. Se ho fatto un rito di benvenuto? Dovevo stare su una sedia e cantare. Questo è un rito standard. Ci sono anche squadre in cui devi ballare davanti agli altri giocatori, il che penso sia quasi peggio (ride, ndr). Canto sempre la stessa canzone: si chiama 'No Diggity'. Trovo questo rito una cosa fantastica, poiché al di la del fatto che possa risultare imbarazzante o no, tutti ridono e sono di buon umore. In questo modo entri nella squadra davvero in maniera veloce". Un appunto sull'Inter e sulla realtà nerazzurra: "Cosa mi ha sorpreso di più dell'Inter? L'atmosfera allo stadio. Avevo già giocato a San Siro con il mio ex club, il Mönchengladbach, ma davanti a zero pubblico durante la pandemia Covid. È stato desolante e per questo non sapevo esattamente cosa aspettarmi nello stadio quando giocammo la prima partita casalinga contro il Monza. Tutto è iniziato fuori quando siamo andati allo stadio con l'autobus della squadra. C'era un'atmosfera pazzesca, migliaia di tifosi si accalcavano ai lati della strada e all'ingresso. Quando siamo arrivati ​​a San Siro è stata una grande emozione. Questa passione, questo entusiasmo della gente! Mi ha lasciato senza fiato. Certo, anche il Mönchengladbach ha dei fan molto appassionati, tuttavia l'entusiasmo a Milano è un po' più estremo. Qui la gente vive davvero per il calcio: ho alcuni colleghi italiani e sapevo quanto fosse venerato il club, ma sperimentarlo in prima persona è tutt'altra cosa. Al Bayern Monaco non è stato diverso: questo è anche un club dove tutti si aspettano sempre che la squadra sia al top. Se le cose non funzionano, sorgono rapidamente disordini. L’esperienza è stata formativa e mi ha reso forte: è stata una grande sfida per me, ma anche per la squadra. Nonostante tutto siamo diventati campioni e questo è uno dei motivi per cui mi sono trasferito a Milano con buone sensazioni". Infine il racconto delle usanze italiane da parte di uno svizzero: "Se mi piace la città? Vivo un po' fuori con la mia famiglia, ma in fin dei conti sono sempre in città. L'affinità degli italiani per la moda è chiaramente visibile per strada e questo mi piace. Allo stesso modo amo la cultura del cibo che viene coltivata e la diversificata selezione di ristoranti, insieme al bel tempo. Il ritiro dell'Inter ad Appiano Gentile la mia seconda casa? Trascorro già molto tempo al campo. Fare colazione e pranzare qui non è obbligatorio, ma è sicuramente una buona idea. C'è una grande sala da pranzo, con una mezza dozzina di cuochi che preparano ottimi piatti per noi in collaborazione con un nutrizionista molto severo. Puoi sentire la sua passione per la cucina. Qui ognuno ha la propria stanza, che può essere arredata secondo i propri desideri. Mi piace stare qui, la struttura è molto bella e ti dà una bella sensazione appena arrivi. Mi piace mangiare la pasta, preferibilmente di grano saraceno. Penso che il pesto con pomodoro sia ottimo. La prima volta che ho unito questi due ingredienti, Federico Dimarco mi ha guardato stupito. Oggi fa esattamente la stessa cosa. Per gli altri è ancora più strano che io mangi contemporaneamente pasta, verdure e carne. Questo è quasi un insulto alla loro cultura alimentare. Mangiano la carne senza contorno: questo è molto insolito per noi svizzeri".
L'Inter vota la permanenza di Dumfries, ma occhio alle alternative
Lautaro: "Pronti per la Copa America. Daremo il massimo: il Paese ce lo chiede"