Di Flavio Verzola.
In gita per la via Emilia, tra nebbie e mangiate clamorose, spesso la digestione diventa lunga e laboriosa. Se dico Parma mille cose mi tornano in mente, in un vortice agrodolce di ricordi. Tanti ex presenti e passati, tanti giocatori svezzati dal parmigiano e culatello, tanta fatica nelle trasferte al Tardini, ma anche tante soddisfazioni. Come non ricordare la trasferta scudettata, quando Ibra, che ancora non era stato sedotto dal lato oscuro della forza, segna sotto un diluvio di tarda primavera, e una partita vissuta alla Radio fuori dal Tardini. Tra cariche dei celerini, pioggia cadente e asili semi distrutti, loro si giocavano la permanenza in serie A, noi lo scudetto con la Roma, punto su punto! E poi tanti giocatori, l’imperatore su tutti, che a Parma ritrovò se stesso, per poi tornare a casa e regalarci solo sprazzi di quello che sarebbe potuto essere. Un fenomeno a metà , imprigionato da una fragilità soffocante, che per tutta la sua carriera ha rappresentato il suo vero limite, la camicia di forza che imprigionava il suo strapotere.
Un altro nella lista di coloro che avrebbero potuto essere e non sono stati. Tuttavia gli vogliamo tuttora un bene dell’anima, proprio come si deve ad un figlio che ha doti eccezionali, ma qualcosa di maligno lo blocca. E proprio per questo lo ami ancor di più.
Ricordo il meraviglioso Parma delle coppe, quello degli Asprilla dei Melli, dei Minotti, e ancora nella formazione stellare del 1998/99 con gli argentini Veron , Sensini e Crespo, e una difesa impressionante, con Thuram e Cannavaro, e un giovane Buffon, in mezzo Dino Baggio e Fuser, Balbo e Chiesa davanti. Una rosa stellare, che ci fece divertire prima del Crack Parmalat, e che vinse anche meno di quello che avrebbe potuto. Oggi Parma vive come un diamante incastonato in mezzo all’Emilia, con quella erre alla francese, magari per scimmiottare Stendhal, una nobile decaduta ma ancora affascinante, tra culatello, parmigiano tortelli e torta fritta, nelle atmosfere Verdiane e un lambrusco più scuro e corposo dei suoi fratelli modenesi. Forse per la sua supponenza non è particolarmente amata dai reggiani, che chiamano i vicini ” Bagoli o Bagoloni” che significa appunto spacconi e arroganti. Le province di Modena e appunto Reggio, che la dividono da Bologna, permettono a Parma di vivere di luce propria, senza timore di essere fagocitati dal capoluogo di regione. Insomma una terra ricca, dal nobile passato, dove ancora ora si vive bene e si mangia benissimo.
Non sarebbe stato male andare a Parma, nonostante le difficoltà logistiche di uno stadio in centro, dovendo poi parcheggiare al casello, per essere portati allo stadio da bus, stipati come sardine. Del resto la vita da ultras in trasferta non è proprio comoda, e Parma non è diversa dal resto del mondo. Magari meglio arrivare prima, giretto in centro, pranzo e poi allo stadio! Ricordi dei vecchi tempi. Oggi, complice anche un freddo polare, preferiamo stare a casa, televisione, prosecco e stuzzichini, giusto aspettando il ritorno di Chivu! In effetti i motivi per far battere il cuore sono parecchi, Chivu in primis, che era in panca gialloblù lo scorso anno, Bonnino stesso percorso, mentre Tikus a Parma ci è addirittura nato, quando il suo papà ci giocava!
Libro cuore a parte, i pulcinella inciampano tra le sottane di Giulietta, mentre i ratti giocano stasera con il Genoa, sarebbe importante allungare in classifica, ma l’esperienza insegna che quando si deve, troppo spesso l’inter toppa! E invece sono belli tonici e concentrati, formazione con un minimo turn over, che lascia rifiatare almeno all’inizio, Bare, Basto, Zielo e Tikus. Spazio a Pio con Lauti imprescindibile, Sucic, Michy e Chala in mezzo, Aka la sicurezza dietro, con Augu e Bisteccone, Dimash e Luisella sulle fasce, Groviera ahimè ancora in porta!
Il loro giovanissimo allenatore spagnolo Cuesta, non ha affatto l’idea di fare la vittima sacrificale, linee cortissime e compatte dietro, e magari ci scappa pure un contropiede. Il piano è questo e sarebbe pure quasi riuscito, con i nostri che dominano in campo e sprecano, che novità ! Ci pensa Dimash, altro ex, assist di Pio e rasoiata da posizione defilata che si infila nella rete. Il guardalinee, decide di dimostrare la sua inutilità alzando la bandierina, per un fuorigioco inesistente anche a occhio nudo. Lunghissimo consulto al Var, mentre le immagini mostrano chiaramente che Dimash parte dietro il difensore, ci guardiamo in faccia con quella tipica espressione di sgomento… ” ma che c….o stanno guardando?” Il prode Colombo, quello che non volle vedere il fallo su Bonnino in giuve Inter, deve a malincuore dare la rete. Si va al riposo con uno striminzito ma meritato vantaggio.
Primo tempo dominato, lasciando a loro solo una minima ma importante occasione, finita sull’esterno dell’incrocio dei pali, sarebbe stata la beffa delle beffe! Ai miei tempi al riposo, si prendeva un tè caldo e magari qualche massaggio, ora non saprei. Torniamo in campo con lo stesso spartito, la musica è la stessa, ma manca l’assolo, Sucic sbaglia due volte da buona posizione, partita appena sufficiente la sua, come anche la Luisella del resto. Entrambi devono assolutamente crescere, l’impressione è che solo il croato abbia dei margini di miglioramento. Non invidio affatto i ragazzi che sono al Tardini, oltre al freddo, metà stadio è nella nebbia o nei fumogeni, non si capisce, persino dalla tv si fatica a vedere, altro che pallone arancio!Trascorrono i minuti e comincio a girare per la casa come un anima in pena.
Troppo golosa la vittoria, sarebbe un autentico suicidio buttare i tre punti nel finale, la difesa tuttavia dimostra una rinnovata compattezza e concentrazione, forse questo è il dato più confortante della partita. Siamo nei minuti finali e Bonnino trova il raddoppio scaccia ansia, l’azione viene vivisezionata e si trova un tocco galeotto di mano di Tikus, gol annullato mentre il Bonni si scusa con tutto lo stadio, che lo ha visto protagonista lo scorso anno. Palla ai ducali, lancio intercettato e Bare innesca Tikus che parte dalla propria metà campo, quindi non è in fuorigioco, cavalcata verso la porta e rete, centinaia di fegati che scoppianoall’unisono, mentre i nostri pugni sono alzati in segno di vittoria. Anche stavolta Colombetto non può fare altro che assegnare le rete. Due a zero e pratica definitivamente chiusa. Tikus non è affatto riconoscente alla città che gli ha dato i natali, ed esulta alla sua maniera. Vittoria e più quattro sui pulcinella, aspettando i ratti ma soprattutto domenica!
Marcia Avanti
