L’Inter di Cristian Chivu è ancora tutta da scoprire, ma una cosa è certa: il tecnico romeno ha in mente una squadra duttile e camaleontica, capace di adattarsi alle situazioni e cambiare volto anche a partita in corso. L’addio alla pista Lookman non modifica i piani tattici, perché l’obiettivo resta quello di costruire un gruppo in grado di variare assetto senza perdere equilibrio e incisività.
Tra le opzioni rimaste vive c’è infatti il 3-4-2-1, un modulo che potrebbe valorizzare al meglio due pedine chiave della trequarti: Henrikh Mkhitaryan e Davide Frattesi. Entrambi hanno caratteristiche differenti ma complementari, e la loro presenza in campo aprirebbe scenari interessanti sia in fase di costruzione sia in zona gol.
Mkhitaryan e Frattesi, due armi diverse per la stessa idea
Mkhitaryan, con esperienza e visione di gioco, rappresenta il giocatore ideale per servire l’ultimo passaggio agli attaccanti. Frattesi, invece, ha dalla sua l’esplosività negli inserimenti e la capacità di trasformarsi in uomo-gol, qualità già dimostrate nelle stagioni passate entrando spesso dalla panchina. Insieme possono offrire soluzioni diverse, rendendo l’Inter meno prevedibile e più pericolosa.
Se l’armeno ha costruito la sua carriera anche grazie a un ottimo feeling con la porta, prima di arretrare progressivamente il suo raggio d’azione per risparmiare energie, Frattesi è pronto a consolidarsi come titolare con numeri da centrocampista moderno. Chivu sa di poter contare su entrambi per dare alla sua Inter quella capacità di trasformarsi a seconda del momento: una squadra che non si limita a resistere, ma che sa sorprendere e colpire con intelligenza.
