Per quanto gli allenatori provino sempre a smarcarsi dall’idea di una rivalità personale, nel caso di Cristian Chivu e Antonio Conte il confine sembra ormai sempre più sottile. Tra frecciate verbali che si rincorrono dall’inizio della stagione e un episodio televisivo andato in scena ieri sera dopo Inter-Arsenal e Copenaghen-Napoli, il clima si è fatto quantomeno curioso.
Il “caso” del mancato saluto in diretta
Tutto nasce da un collegamento di Sky nel post-partita, con Chivu e Conte in split screen, rispettivamente da San Siro e dal Parken di Copenaghen. Dallo studio, nel tentativo di alleggerire l’atmosfera, arriva l’invito: “Mister Chivu, la sta ascoltando Conte, non so se volete salutarvi”. La risposta del tecnico nerazzurro sorprende tutti: sguardo fisso in camera e chiusura secca con un “Grazie a tutti, buonasera”, lasciando Conte dall’altra parte dello schermo, immobile e con le braccia conserte.
Il primo pensiero è andato subito alle tensioni recenti: le proteste furiose di Conte nell’ultimo scontro diretto, le continue dichiarazioni sull’Inter “favorita” lette come tentativi di pressione. In realtà, una ricostruzione più attenta ridimensiona il caso: Chivu, al momento della domanda, non indossava l’auricolare. È quindi plausibile che non abbia sentito l’invito della conduttrice e abbia semplicemente concluso l’intervista come da abitudine.
Se l’episodio del saluto può essere archiviato come un equivoco, più difficile farlo con alcune parole pronunciate poco prima da Chivu, che suonano come una replica indiretta alle lamentele di Conte sul calendario. Il tecnico del Napoli aveva parlato di un ritmo “assurdo”, con partite ogni tre giorni. Chivu, invece, ha scelto una linea opposta: “Due partite in più non cambiano nulla. Dobbiamo smetterla di lamentarci del fatto che si gioca ogni tre giorni. Tutti i migliori club d’Europa lo fanno. Anche l’Arsenal lo fa”. Un messaggio chiaro, che sembra rispondere punto per punto al collega salentino.
