Pochi minuti prima del calcio d’inizio contro il Cagliari, il Presidente dell’Inter – Beppe Marotta – ha parlato ai microfoni di Sky Sport, soffermandosi sulla figura di Cristian Chivu. L’ex difensore, promosso in estate sulla panchina della prima squadra, ha ricevuto parole di grande stima: “L’impressione su Chivu è molto positiva: non è stato solo un calciatore vincente, ma anche un ottimo allenatore nelle giovanili. A Parma ha dato risultati e il suo profilo è perfettamente adatto al nostro nuovo ciclo. Sta lavorando molto bene e certe critiche mi sembrano azzardate: l’allenatore non è solo quello della domenica, ma quello che lavora ogni giorno. In tutti gli aspetti Chivu supera nettamente la sufficienza e siamo contenti“.
Marotta ha poi parlato della sua esperienza e del modo in cui viene gestita la società nerazzurra, sottolineando la compattezza del gruppo dirigenziale: “Io ho sulle spalle tantissimi anni di calcio, sono anche un po’ stanco, ma ho uno strumento importante come l’esperienza. Lavoriamo molto bene insieme, sia con la proprietà che tra di noi, e tutte le decisioni vengono prese collegialmente. Sono fautore della delega: una società moderna deve funzionare così“.
Marotta sul nodo stadio: “In Italia solo due in dieci anni”
Il discorso si è poi spostato sul futuro degli impianti sportivi, tema particolarmente caldo a Milano con la vicenda San Siro. Marotta ha espresso tutta la sua preoccupazione per il ritardo che il calcio italiano continua ad accumulare rispetto al resto d’Europa: “Spero che i nostri politici capiscano che Milano ha bisogno di un nuovo stadio, così come Inter e Milan. Questa esigenza deve trasformarsi in un patrimonio per la città. Se non sarà possibile con il Comune, dovremo comunque colmare questo gap con i nostri competitor. Negli ultimi dieci anni in Europa sono stati costruiti 53 stadi, in Italia appena due: è un dato che parla da solo“.
Le parole del presidente nerazzurro suonano come un monito e al tempo stesso come un invito alla politica a prendere decisioni rapide. Inter e Milan non possono permettersi di restare indietro in un contesto sempre più competitivo, in cui strutture moderne e funzionali rappresentano non solo un fattore economico, ma anche un biglietto da visita internazionale.

