Marotta contro Mourinho. Il primo posto conquistato dall’Inter prima della sosta di novembre ha restituito entusiasmo all’ambiente nerazzurro e, soprattutto, al suo presidente. Beppe Marotta, intervenuto all’executive master ‘Management dello Sport’, ha parlato con soddisfazione del percorso della squadra e della scelta di affidarsi a Cristian Chivu dopo l’addio di Simone Inzaghi. Alcune sue parole hanno però fatto discutere, in particolare un riferimento a José Mourinho, interpretato da alcuni come una frecciata, ma sulle quali è poi arrivato un chiarimento.
La scorsa estate era stata tutt’altro che semplice per la dirigenza interista. Il finale traumatico della passata stagione aveva lasciato strascichi pesanti, e la necessità di ripartire con idee chiare era impellente. La scelta di Chivu, reduce da soli tredici match in Serie A con il Parma e da un lungo percorso nel settore giovanile nerazzurro, aveva generato dubbi e perplessità all’esterno. Una sorta di scommessa che molti giudicavano troppo audace, soprattutto considerando la presenza sul mercato di allenatori più esperti.
Marotta contro Mourinho: ecco spiegato tutto
Durante il suo intervento, Marotta ha rivendicato la decisione della società sottolineando la qualità del lavoro di Chivu: “Mi meraviglio che le persone si siano sorprese della sua bravura. L’abbiamo scelto perché rappresenta valori importanti, c’è stato il coraggio di andare controcorrente anche a livello mediatico. Qualcuno addirittura evocava Mourinho, che con tutto il rispetto…“. Una pausa, poi la frase conclusiva: “Se non avessi avuto coraggio mi sarei pentito“. Parole che hanno immediatamente acceso il dibattito, con molti che le hanno lette come un giudizio negativo nei confronti dello Special One.
Marotta e il club, nelle ore successive, hanno voluto precisare il senso della sua dichiarazione. Nessuna critica a Mourinho, figura che il presidente continua a rispettare profondamente, ma un messaggio chiaro sul valore delle scelte strategiche dell’Inter. L’intenzione era rimarcare quanto fosse importante credere in un allenatore giovane, interno alla struttura societaria e capace di guidare il gruppo con idee moderne e una conoscenza profonda dell’ambiente.
