Ospite all’Executive Master Management dello Sport della RCS Academy, il presidente dell’Inter Beppe Marotta ha ripercorso la propria carriera, offerto una riflessione sul calcio moderno e approfondito temi di attualità nerazzurra, a partire dalla scelta di Cristian Chivu come allenatore. Una decisione meditata, ribadisce il dirigente, e tutt’altro che frutto del caso.
Marotta torna alle origini, ricordando l’aneddoto che nel 1983 avrebbe potuto cambiare la sua storia professionale:
“Il presidente Pellegrini mi propose un ruolo all’Inter come giovane manager. Se avessi accettato, forse oggi non sarei qui. Ho imparato che nella carriera non conta la velocità, ma la capacità di arrivare ai traguardi con equilibrio.”
Dalla mascotte negli allenamenti del Varese alla dirigenza a 19 anni, Marotta descrive il suo percorso come una scalata costruita sulla passione e sulla cultura del lavoro:
“La mia scuola è stata il campo: trattavo con il magazziniere per una tuta in cambio di pulire scarpe e palloni. Ho imparato la negoziazione e l’umiltà.”
Il culmine? “Alla Juventus, intorno ai 60 anni, quando avevo piena padronanza delle mie competenze.”
Marotta spiega la scelta di Chivu
Il passaggio più atteso riguarda l’Inter di oggi, guidata da Cristian Chivu, scelto a sorpresa dopo la fine dell’era Inzaghi.
“Mi sorprende lo stupore generale: Chivu è stato scelto perché incarna valori importanti. Abbiamo avuto il coraggio di andare controcorrente anche mediaticamente.”
Non manca un riferimento a chi invocava il ritorno di un grande nome: “Qualcuno voleva Mourinho… con tutto il rispetto. Ma se non avessimo avuto il coraggio di fare questa scelta, ce ne saremmo pentiti.”
Marotta analizza anche l’evoluzione del sistema calcio:
“Un tempo il club era un’associazione sportiva con il mecenate locale. Oggi parliamo di società con obblighi giuridici, finanziari e manageriali. Senza sostenibilità non si va da nessuna parte.”
E il riferimento non poteva che toccare anche gli errori della categoria:
“Alcuni direttori sportivi confondono persino il concetto di ammortamento. Ho imparato molto da Sergio Marchionne: il leader deve ascoltare, essere coraggioso e guidare il cambiamento.”
Marotta commenta la svolta del Paris Saint-Germain, oggi molto lontano dai tempi dei colpi galattici:
“L’equazione ‘spendo e vinco’ non vale più. Il PSG ha cambiato filosofia: competenza e motivazione prima dei grandi nomi.”
Sul nuovo stadio, Marotta è chiaro:
“Per chi ama il calcio, pensare all’abbattimento di San Siro fa male. Io ci entrai per la prima volta nel 1966… un’emozione unica. Ma lo stadio non garantisce più sicurezza e accoglienza.”
E aggiunge: “Serve una casa moderna, che generi ricavi e vita sociale. Oggi incassiamo 80 milioni annui dal matchday: il Real Madrid punta a superare il mezzo miliardo. Siamo fanalino di coda.”
