Di Flavio Verzola.
Metà novembre è una terra di confine.
Siamo già proiettati verso l’inverno, quello vero, ma resistiamo aggrappati all’illusione di un sole che ancora scalda. La notte, che arriva troppo presto e trasforma il pomeriggio in sera, ci ritrova abbracciati in famiglia, tra pile colorati, castagne arrostite e vino novello.
San Martino, nella tradizione contadina, segnava la fine dell’anno agricolo. Tempo di bilanci, di scambi, di baratti. E di meritato riposo.
Martino era un cavaliere generoso: donò il suo mantello a un povero infreddolito, e il cielo – secondo la leggenda – lo ricompensò bucando le nebbie per lasciare spazio a un sole più caldo.
Oggi, i Martino della vita sono rarissimi.
Egoismo e cattiveria regnano sovrani. L’unico obiettivo sembra essere vincere. Sempre. A ogni costo.
E così, alla prima sconfitta inaspettata, si grida al complotto, al sistema, alla sfortuna, senza mai guardarsi allo specchio.
Allenatori, nemesi e vecchie ruggini
Due mondi opposti, due filosofie a confronto.
Noi e loro. Due allenatori agli antipodi. E almeno tre o quattro “incomodi” pronti a subentrare e reclamare il trono.
La pausa per le nazionali ci ritrova in vetta, insieme alla Roma del Gasper.
Mentre il fumantino salentino straparla di morti e veglie funebri, gli altri mangiano amaro alla tavola dello Scudetto.
Noi, intanto, mettiamo a segno un colpaccio che profuma di vendetta.
Niente esaltazione “bausciona” – il cammino è ancora lungo e tortuoso – ma una soddisfazione, sì.
E anche giustificata.
Con la Lazio non è mai banale
Il passato insegna che, quando abbiamo l’occasione per colpire, spesso sbagliamo.
E la Lazio, con la sua fastidiosa imprevedibilità, è la nostra kriptonite. Quel maledetto 5 maggio se lo porta ancora nel DNA. Non vincono da tempo, ma Olimpia è sorniona e pericolosa.
Un rigore discutibile, un colpo di Pedro, e lo scorso anno ci scippavano la vittoria, lasciando parecchi con più di un dente avvelenato.
Persino il correttissimo Bastoni si concede un’entrata alla Walter Samuel su Pedrito: giallo ineccepibile, ma sapore di vendetta.
Manganiello ha fischiato 26 falli nostri e 11 loro: uno ogni tre minuti. Altro che tempo effettivo.
La patologia da “caduta facile” di Zaccagni & Co. è ormai clinicamente accertata.
L’inizio perfetto. Il timbro di Lauti
La partita si apre subito bene.
Caschetto, dopo lo scialbo pareggio contro i Kazaki, ha fatto sentire la voce.
E i risultati si vedono: Bastoni ruba palla, serve Lauti, che colpisce con un tiro da biliardo. Gol fantastico. Talmente bello che qualcuno ha avuto il coraggio di dire: “non voleva tirare…”
Francamente, non mi interessa.
Uno a zero. Subito.
Nel weekend dei compleanni di Mazzola e Boninsegna, Lautaro scala la classifica marcatori all-time dell’Inter.
È ormai una leggenda tra le leggende.
Il colpo del KO (che fatica)
Come sempre, ci manca il colpo del KO.
Sucic spreca un cioccolatino di Barella. Olimpia è viva, e non va mai sottovalutata.
Nella ripresa, al 60’, ecco finalmente Dimash, il miglior esterno dell’universo conosciuto (esagero? Forse, ma i numeri parlano chiaro).
Cross perfetto, Lauti rifinisce, Bonnino segna. Due a zero.
Poi il brivido: Zielo trova il terzo gol, ma il VAR torna indietro fino alla Preistoria, per trovare un tocco di mano di Dimash. Gol giustamente annullato.
Il rischio del “due a zero”
Il 2-0 è un risultato infido: molli un attimo, subisci, e ti ritrovi nel panico.
Murphy non perdona: traversa clamorosa, palla sulla linea con Sommer battuto.
Fortuna audaces iuvat, anche stavolta ci è andata bene.
Poco dopo, gran palla di Zaccagni per Pellegrini, Sommer salva.
Ma nessun colpo di Pedro. Nessuna magia.
Zaccagni, se smettesse di cadere ogni tre minuti, sarebbe pure un bel giocatore.
Vetta dolce, ma con cautela
Siamo in vetta con la Roma, ma i punti che ci separano dagli altri sono ancora pochi per esaltarci.
Ora la pausa nazionali, e il pensiero corre già al derby…
Nel frattempo ci godiamo:
- Sucic, sempre più convincente
- Bonnino, inaspettato protagonista
- Pio, guerriero inarrestabile
E pensiamo a quella doppia bidonata dalla Ligue 1, costata 50 milioni e ancora tutta da metabolizzare.
Tra rimpianti e sogni (da non sprecare)
Lo dicevamo da tempo, ma noi facciamo un altro mestiere.
Cinquanta cocuzze, buttate al vento. Con quei soldi… ma ormai è inutile piangere.
Si va avanti con quello che abbiamo.
Con qualcuno che si sente ai margini. Qualcuno che forse non vede futuro qui.
E qualcun altro, come Augusto, che meriterebbe il rinnovo.
Intanto ci pensiamo:
- A Zalewski
- A Stankovic
Lasciati andare via con leggerezza. Troppa.
Anche le notti di Caschetto sono piene di questi incubi. Ma la sua saggezza ha sempre la meglio.
Chivu, il nostro colpo migliore
Lui è il nostro vero acquisto vincente.
Un grande allenatore. Un uomo spettacolare. Un comunicatore sopraffino.
Teniamocelo stretto. E facciamolo lavorare in pace.
Marcia Avanti in vetta…
Aspettando i ratti.

