L’ex dirigente e allenatore Leonardo è tornato a parlare del suo passato in Italia e in Francia durante un’intervista concessa negli studi di RMC Sport. Un dialogo a tutto campo, nel quale il brasiliano ha ripercorso le tappe più discusse della sua carriera, dal passaggio dall’altra parte del Naviglio fino alla prima Champions League del Paris Saint-Germain, vinta proprio contro l’Inter nella finale di Monaco.
Leonardo non ha nascosto la sua natura: la panchina, in realtà, non è mai stata il suo habitat ideale.
“Non mi è mai piaciuto allenare”, ha ammesso senza giri di parole. “Iniziai al Milan perché bisognava preparare la vendita del club. E poi all’Inter ci andai solo perché me lo chiese Massimo Moratti”.
Un passaggio che, ancora oggi, divide: l’ex tecnico arrivò alla Pinetina dopo una lunga parentesi in rossonero, guidando i nerazzurri nella stagione 2010-11 e conquistando sia la Coppa Italia che nuove simpatie all’interno dell’ambiente interista. Un ricordo che rimane vivo soprattutto per le modalità, come ha sottolineato lui stesso: una scelta di cuore verso il presidente, più che una reale ambizione tecnica.
Leonardo ha poi riaperto il capitolo PSG, ricordando la prima Champions League vinta dai parigini nella finale di Monaco contro l’Inter.
È un ricordo nitido, pieno di orgoglio: “È stato un momento bellissimo, con un personaggio centrale come Luis Enrique, capace di trasmettere tantissimo ai suoi giocatori. Tutto questo dopo anni complicati, in cui però è stato costruito un ambiente moderno, grazie anche a un centro sportivo all’avanguardia”.
Il brasiliano ha esaltato il lavoro del tecnico asturiano, definendolo “perfetto”, soprattutto per la capacità di dare identità a un gruppo giovane e in rapida evoluzione.
Leonardo e il rimpianto Thiago Motta al PSG
Leonardo non ha nascosto un rimpianto: non aver visto Thiago Motta sulla panchina del PSG. “Per me sarebbe stato geniale: conosce il club, ha un’estetica precisa, vuole proporre bel gioco, ama Parigi. Rimarrà sempre un rammarico”, ha confessato.
Non è mancata una riflessione sul peso degli investimenti nel calcio contemporaneo:
“Se guardi chi vince la Champions, sono sempre i club più ricchi. All’inizio, il nostro obiettivo non era vincerla, ma diventare subito competitivi. Ed è quello che abbiamo fatto”.

