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mercoledì, Febbraio 11, 2026

La Dea

Racconta il mito greco di Atalanta, abbandonata dal padre che voleva un figlio maschio, fu allattata da un orsa mandata in suo soccorso da Artemide, e poi cresciuta da una famiglia di cacciatori. Divenne così una formidabile cacciatrice, imbattibile nell’arco e nella corsa, rappresentò il prototipo della donna forte indipendente e coraggiosa.

Chissà se coloro che a Bergamo hanno pensato di dare questo splendido nome alla squadra che li rappresenta, sapevano di queste sue peculiarità?
Sicuramente il nome rispecchia coraggio e ambizione, come il carattere chiuso e indipendente dei bergamaschi. Città meravigliosa Bergamo, soprattutto nella parte cosiddetta alta. I bergamaschi soffrono della vicinanza della metropoli lombarda, come tutte le cittadine minori, che rimangono fagocitate dalla ingombrante presenza della sorella maggiore, che detta legge incontrastata. Non resta che differenziarsi, sia in un dialetto gutturale e incomprensibile, sia in un carattere schivo e chiuso, tipico delle vicine montagne, sia dal punto di vista gastronomico, tra trionfi di polenta taragna, formaggi e salami tipici, casoncelli e umidi di selvaggina, che ben si abbinano con la classica polenta. Bergamo è a poco più di cinquanta chilometri da Milano, ma giustamente e coraggiosamente, i bergamaschi fanno di tutto per mantenere la loro identità.

Sarà per questo che il derby lombardo, soprattutto con Noi, ha sempre un gusto particolare. Ad un attento osservatore non può sfuggire che il loro azzurro è più blù rispetto al nostro, tra motorini e minacce tra le curve, la trasferta in terra bergamasca è sempre complicata, e lo stadio New Balance Arena è un palcoscenico difficile. Nonostante questo, abbiamo una tradizione tanto positiva da spaventarci, perchè i numeri non sono eterni, e spesso sono destinati a cambiare.

Loro sono una inspiegabile applicazione della schizofrenia nel calcio, possono stravincere travolgendo l’avversario di turno e nello stesso tempo perdere partite rocambolesche. Capaci di imprese in Champions è di tonfi clamorosi in campionato. Evidentemente hanno sofferto oltremodo il cambio in panca del Gasp, e la scelta folle di aver preso Juric, che è come un Re Mida al contrario! Palladino è giovane e intelligente, anche se non troppo simpatico, ci sta provando a riallacciare i fili di un maglione bello ma sfilacciato. Dopo il tormentone estivo Lookman, ora in coppa d’Africa, necessità recuperare Scamacca, mentre De Kete e Pasalic mostrano segnali importanti di ripresa. Hanno giovani interessanti e le fasce ben fornite. Forse i due rocciosi centrali, mostrano qualche scricchiolio di troppo, in attesa di Scalvini, mentre De Roon copre e combatte senza tregua. Ederson l’avrei portato a Milano già quando giocava a Salerno, mentre Zalewski rimane per noi, un capolavoro economico e un clamoroso autogol sul campo, ci avrebbe fatto molto più che comodo! Trattare con Percassino è complicato, perché è inutilmente testardo e assai poco flessibile, ma le lame forse si incroceranno ancora in futuro per Palestra ed Ederson, staremo a vedere!

Intanto arrivano carrettate di pressioni, con le altre che vincono facile le loro partite, contro avversari non certo irresistibili. Sulla carta il nostro è il compito più difficile, soprattutto dopo la sconfitta ai rigori nella supercoppa araba. Arrivare primi al capodanno conta poco in termini di scudetto, ma conta tantissimo come morale, in un anno in cui abbiamo sfiorato ripetutamente trionfi, che sono in un attimo, diventati tonfi! Ergo andiamo in campo con la giusta voglia. Nel primo tempo siamo padroni della partita e come di consueto, sfioriamo il legittimo vantaggio. È il leitmotiv di questi anni, inanelliamo occasioni su occasioni, per partorire un misero topolino dalla montagna.

Loro un niente punto zero, ma Palla non è uno stupido, sta bello coperto, come un gatto sotto il plaid, pronto a graffiarti appena ti avvicini troppo. Ovviamente tra Dei magari si è solidali, e Atalanta e Fortuna si strizzano l’occhio nel primo tempo, per un zero a zero che ci fa masticare amaro!

Ma con noi gioca Lautaro Atlante che sorregge il peso del cielo nerazzurro, non ha nessuna voglia di darsi per vinto, e non molla di un millimetro, nemmeno di fronte ad una porta che sembra stregata.

Ma la fortuna si sa che è una bellissima donna altrettanto volubile e sensibile al fascino degli audaci, Djimsiti è autore del patatrac, passa al centro incurante della presenza di Pio! Il giovanotto usa la testa come farebbe un vecchio lupo, a dispetto dell’impulsività tipica della sua età, non si lancia verso la porta palla al piede, ma regala una fetta di pandoro con crema al mascarpone a Lauti, che, ingordo e vorace, anticipa Carnesecchi e lo buca inesorabilmente. È l’attimo in cui esplodono più fegati in Italia che quelli delle oche in tutta la Francia per il pranzo di fine anno! Uno a zero, strameritato!

Ovviamente dobbiamo soffrire, perché certe cose non cambiano, regaliamo con la solita stupidaggine difensiva, un occasione colossale a Samardzic, che forse memore dell’errore più grande della sua vita calcistica, quando permise al suo avido genitore di tirare troppo la corda sull’ingaggio per venire da noi, cicca clamorosamente la palla dell’immeritato pareggio al 86! La portiamo a casa e ci prendiamo quello che ci compete, chiudiamo l’anno del “quasi ma niente” con un primo posto effimero, ma consolante e significativo. Abbiamo la consapevolezza che basterebbe poco per correggere un paio di situazioni, che ci sono costate tutto nel recente passato.

Magari con l’aiuto del mercato, che quei maledetti yankee, o canadesi o quello che sono, fanno solo a costo zero! Anche in questo caso siamo al condizionale passato che sarebbe potuto essere un presente indicativo, per un futuro vincente!

Intanto godiamoci il brindisi in vetta solitaria, per quello che vale. Cin cin cuori nerazzurri.
Cin-Cin deriva dal cinese”ch’ing ch’ing”, il cui significato è “prego, prego” e la cui pronuncia ricorda appunto quella di Cin Cin. Questa formula era utilizzata sia come forma di ringraziamento, sia come buon augurio tra i marinai.
E permettetemi per restare in tema marinaresco, un bel “in culo alla Balena” per un 2026 carico di vittorie!

Marcia Avanti e buon anno nerazzurro.

Flavio Verzola
Flavio Verzola
Sessant'anni compiuti, sempre con l'Inter nel cuore. Tanti chilometri, tanti amici, tante gioie e qualche dolore, ma quando il nerazzurro ti entra nel cuore e nell'anima, non ne puoi più farne a meno.
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