L’avventura di Simone Inzaghi in Saudi League comincia con il piede giusto. Alla sua prima uscita, il tecnico piacentino ha guidato la squadra a una vittoria convincente contro l’Al-Riyadh, chiudendo il match già nei primi 45 minuti. Le reti di Al Harbi – chiamato a sostituire lo squalificato Theo Hernandez – e di Malcom, entrambe servite da Al Dawsari, hanno indirizzato la sfida verso un netto 2-0.
La novità più rilevante è stata la scelta tattica: Inzaghi ha messo da parte la difesa a tre, suo marchio di fabbrica in Italia, per puntare su sistemi più fluidi come il 4-2-3-1 e il 4-3-3, già provati al Mondiale per club. La risposta è stata immediata: otto tiri a zero nel primo tempo e gestione totale del possesso palla, con l’Al-Riyadh incapace di costruire occasioni pericolose. L’unico episodio controverso è arrivato su un rigore richiesto dagli avversari e rivisto al VAR, senza modificare la decisione iniziale dell’arbitro.
Inzaghi non cambia stile e modo di fare
Al fischio finale, Inzaghi non si è lasciato andare a grandi esultanze: qualche parola al vice Farris, incitamenti costanti ai suoi uomini e la consueta compostezza che lo contraddistingue. Un atteggiamento che ha dato subito la misura del suo approccio: determinato, concentrato e con l’intenzione di trasmettere solidità alla nuova squadra.
La partenza dell’Al-Hilal sotto la guida di Inzaghi rappresenta un segnale forte per il campionato saudita. Il club, che ha conquistato quattro titoli nazionali negli ultimi sei anni, punta a confermarsi come punto di riferimento assoluto. In questa missione sarà decisiva anche una sua vecchia conoscenza: Sergej Milinkovic-Savic, il centrocampista serbo, già leader tattico e tecnico, conosce alla perfezione le idee del tecnico dai tempi della Lazio e sembra destinato a diventare l’uomo chiave del nuovo progetto.
