Una vittoria sofferta, forse più del previsto, ma dal peso specifico enorme. L’Inter supera il Lecce di misura e, pur tra mille difficoltà, piazza il primo vero strappo in vetta alla classifica. Al termine della gara Cristian Chivu ha analizzato il successo ai microfoni di DAZN, soffermandosi su partita, scelte e significato del momento.
Sull’abbraccio con Pio Esposito dopo il gol, Chivu ha spiegato: “Quando l’ho conosciuto era un ragazzino altissimo, mi arrivava al petto. Siamo cresciuti praticamente insieme: conosco la sua famiglia, il suo percorso nel settore giovanile, è stato capitano sotto età nella mia Primavera. Sono contento per lui, ma anche per tutta la squadra, perché oggi è stata una partita davvero complicata”.
Alla domanda se questa vittoria possa rendere l’Inter più consapevole della propria forza, il tecnico nerazzurro ha risposto: “Mi aspettavo una gara difficile. Dopo una partita intensa come quella di domenica, quando spendi tanto e non riesci a raggiungere le tue ambizioni, lo senti. Anche io da giocatore ho vissuto situazioni simili: scendere in campo dopo 72 ore non è semplice. Mi prendo però l’atteggiamento della squadra, che nonostante la poca lucidità non ha mai smesso di crederci, lasciando l’anima per vincere. Queste sono partite che rischi più facilmente di perdere che di vincere”.
Chivu spiega la scelta del giorno di riposo alla vigilia
Sulla scelta di concedere un giorno di riposo alla vigilia, Chivu ha replicato con decisione: “Possiamo anche dire che abbiamo vinto grazie al giorno di riposo. Tutto è relativo. Non devo giustificare le mie scelte: alleno in base all’esperienza e a ciò che vedo negli occhi dei miei giocatori. A volte prendo decisioni che possono sembrare strane perché il calcio italiano non è abituato, ma bisogna avere il coraggio di farle. Possono pagare o meno, ma a me interessa il lavoro sul lungo periodo”.
Sul significato del titolo di Campione d’Inverno, il tecnico è stato chiaro: “Mi è capitato di vincerlo anche da giocatore, ma per me conta soprattutto essere competitivi e restare agganciati alla testa della classifica. Questo sarà un campionato combattuto e la battaglia durerà fino alla fine”.
Infine, una riflessione più ampia sulla gestione del gruppo: “Per quanti ritiri ho fatto in carriera, avrei dovuto vincere il campionato ogni anno. Serve lucidità. Io non alleno per tranquillizzare la mia coscienza o per portare a casa il risultato del giorno dopo. Mi fido dei miei ragazzi e della loro maturità. Sono davvero contento di come lavorano ogni giorno, nonostante le difficoltà”.
