Il Bodø/Glimt ha chiuso il proprio campionato lo scorso 30 novembre e da allora non disputa gare ufficiali. Sono passati oltre due mesi e mezzo dall’ultimo impegno in Eliteserien, concluso con un secondo posto che conferma la solidità del progetto guidato da Kjetil Knutsen. Il tecnico norvegese, in carica da sei anni, è l’artefice della crescita esponenziale del club del nord della Norvegia, capace di passare in pochi anni dalla retrocessione al titolo nazionale conquistato nel 2020 e a una dimensione europea ormai consolidata.
La filosofia di Knutsen è chiara: valorizzazione dei giovani, organizzazione maniacale e un 4-3-3 ad altissima intensità. Il sistema esalta i tagli continui degli esterni offensivi, gli inserimenti delle mezzali e un pressing a tutto campo portato con aggressività e sincronismi quasi perfetti. Il tutto a ritmi elevatissimi, che spesso sorprendono avversari meno abituati a quel tipo di calcio verticale e dinamico.
Come gioca il Bodo Glimt: modulo, formazione
In vista della sfida contro l’Inter, il Bodø si è preparato a Marbella, scegliendo il clima più mite della Spagna per non perdere brillantezza atletica. Eppure il match d’andata si giocherà all’Aspmyra Stadion, impianto da 8.276 posti con terreno in erba sintetica e sistema di riscaldamento sotterraneo, progettato per resistere alle temperature rigidissime del Circolo Polare Artico. Freddo e superficie artificiale rappresentano fattori chiave: elementi che negli anni hanno spesso messo in difficoltà le squadre ospiti nelle competizioni europee.
Dal 2020 ha vinto 32 delle 43 gare europee in casa
I numeri casalinghi parlano chiaro. Dal 2020 a oggi, il Bodø/Glimt ha vinto 32 delle 43 partite europee disputate tra le mura amiche, con una percentuale di successi che sfiora il 75%. Solo in cinque occasioni è rimasto a secco di gol e in altre cinque si è fermato a una sola rete; in tutte le altre ha segnato almeno due volte. Tra le vittime eccellenti figurano Roma (battuta due volte), Porto, Lazio, Besiktas, Olympiacos, Manchester City, Stella Rossa e Sturm Graz, mentre il Tottenham ha strappato un punto con grande fatica. L’Atletico Madrid è invece caduto al Wanda Metropolitano, segno che i norvegesi sanno essere pericolosi anche lontano da casa.
Nel collaudato 4-3-3 di Knutsen spicca Kasper Høgh, riferimento offensivo e principale terminale realizzativo. Accanto a lui, il capitano Patrick Berg detta tempi e geometrie in cabina di regia, mentre Jens Petter Hauge, ex Milan, aggiunge qualità e imprevedibilità sugli esterni. Di buon livello anche il portiere Nikita Haikin, il terzino sinistro Fredrik Bjørkan, la mezzala Sondre Brunstad Fet e l’esterno destro Mathias Jørgensen, classe 2000.
Una realtà costruita con metodo e identità precisa, che negli ultimi anni ha trasformato una piccola squadra del nord in un avversario temuto in tutta Europa.

