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L’ Inter di Lukaku

L’ Inter dello scudetto numero 19 potrà essere ricordata in mille modi diversi. Molteplici sono le paternità ma nessuna è veramente esaustiva.

L’Inter di Lukaku

L’ Inter dello scudetto numero 19 potrà essere ricordata in mille modi diversi. Molteplici sono le paternità ma nessuna è veramente esaustiva.

L’Inter di Lukaku. L’ Inter dello scudetto numero 19 potrà essere ricordata in mille modi diversi. Molteplici sono le paternità ma nessuna è veramente esaustiva.

Uno scudetto, innanzitutto, figlio di una programmazione seria e cadenzata nel tempo; addirittura con un anno d’anticipo sui tre stabiliti dalla società.

Marotta ha interpretato al meglio il suo ruolo offrendo un quid che in fatto di managerialità era forse mancato negli anni precedenti al suo arrivo. Così, con un’esperienza di persona vincente ha potuto prima costruire un’Inter competitiva (l’anno scorso) e poi un’Inter trionfatrice (quest’anno).

La famiglia Zhang ha operato al meglio, pur tra mille difficoltà. Proprio in un anno complicato e aggravato dall’emergenza Covid e dai lacci di un Governo cinese (pesanti come macigni), i proprietari nerazzurri hanno raggiunto il massimo risultato possibile.

Certo, il cammino non è stato facile ma lo scudetto appare come la giusta ricompensa dopo anni di sofferenza, dopo anni che hanno obbligato la dirigenza interista anche ad un risanamento reso più difficile dal fair play finanziario.

Il merito di tutto questo deve essere ascritto a una famiglia seria che ha sempre mantenuto il timone verso la rotta giusta, senza distrazioni e impulsi emotivi.

In mezzo a tutto questo si poneva il dominio juventino. Esercitato a livello locale, come nella migliore tradizione bianconera, era difficile da spezzare o interrompere.

L’Inter lo ha fatto alla grande, con un campionato strepitoso. Capace di annullare un gap che si protraeva ormai da anni. Scalfito l’anno scorso e annullato quest’anno.

Conte, in questo senso, è stato l’artefice numero uno. La sua competenza tecnico-tattica unita a un senso del lavoro quasi maniacale sono stati alcuni fra gli elementi decisivi della cavalcata verso lo scudetto.

Ma anche la capacità nel saper fare sempre le scelte giuste e nel saper motivare il capitale umano. Oltre ad essere in grado di plasmarlo infondendo la giusta fiducia nei suoi ragazzi. Tutto è stato determinante.

Sul campo una squadra concreta, incisiva e a momenti inarrestabile. Dopo aver trovato la quadratura giusta, ha saputo interpretare al meglio un campionato difficile come la serie A.

Una difesa ermetica, un centrocampo efficace in tutto e un attacco stellare.

Si, perché questa è stata anche l’Inter di Lukaku. Ho sempre pensato al nazionale belga come ad un’estensione di Conte sul campo, in fatto di temperamento, indole e carattere.

Se dall’altra parte di Milano i cugini potevano contare su un dio (rivelatosi minore) l’Inter ha avuto dalla sua Lukaku. Un uomo ma con la semplicità e l’umiltà di un grande campione.

Difficile non amare Lukaku. Perché il suo modo di stare in campo smuove anche il divano dove ti trovi seduto.

Difficile non accompagnare, con il pensiero, la sua progressione. Prima quasi timida ma poi inarrestabile. Il gigante nero da un lato soffocava le velleità dei nostri avversari e da un altro consegnava ai suoi tifosi parte della sua umanità.

Sotto forma di attaccamento alla maglia, di continua devozione alla causa, di impegno eterno, di trascinatore instancabile.

La foto principe di Lukaku è il suo caricarsi la squadra. Il suo sfondare in campo aperto dove il vuoto totale viene riempito dalla sua falcata possente. Quella corsa è il motivo di un biglietto che non c’è stato; è il ritornello di un coro che comunque ha risuonato dentro di noi.

Lukaku ha avvicinato l’Inter alla sua gente. In quella sua generosità estrema, pronta al gol o a servire un compagno, c’è la materializzazione di una tifoseria che c’è sempre stata.

Il fiato del forte attaccante ha unito tutti. Pochi secondi ma lunghi come una vita e che solo la nostra storia è capace di regalare.

Lukaku ha scritto la storia insieme ai suoi compagni e noi abbiamo accompagnato quella penna. Ancora una volta.

Quella progressione e quella stoccata nel derby di ritorno sono poesie. Le abbiamo sottolineate non fisicamente ma con il cuore.

Grazie Lukaku, grazie Inter!