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Il campionato che riparte è anche espressione di vita

La sofferenza e il dolore, generati dalla pandemia, devono rappresentare l’occasione per ricercare i veri valori dello sport.

Il campionato che riparte è anche espressione di vita

La sofferenza e il dolore, generati dalla pandemia, devono rappresentare l’occasione per ricercare i veri valori dello sport.

Il campionato che riparte è anche espressione di vita. La sofferenza e il dolore, generati dalla pandemia, devono rappresentare l’occasione per ricercare i veri valori dello sport.La serie A, come è ormai noto, ripartirà il 20 giugno. La fine del campionato è invece in programma per il 2 agosto.

Riprendendo le parole del presidente Gravina è indubbio che la ripartenza rappresenti un messaggio di speranza per tutto il Paese. Il campionato che riparte ha tutto il significato di un ritorno alla quasi normalità per una di quelle manifestazioni che sono entrate a far parte della tradizione italica.

Un gioco, unico e speciale, che riesce a stabilire un filo comune tra milioni di appassionati. Certo il tifo divide gli animi e spesso non risparmia l’esasperazione dei toni, delle parole. Ma è sempre e comunque vita. Guida le discussioni tra milioni di sportivi; entra nei bar, nei luoghi di aggregazione, ovunque. Il calcio, più in generale lo sport, è vita. Fonte di socialità e anche, ammettiamolo, di distrazione.

Certo, tante cose sono cambiate. La pandemia e il virus hanno rivoluzionato le nostre vite e in primis il modo di proteggere la nostra salute e quella degli altri. Il nostro stare e rapportarci con gli altri. Impossibile sarà dimenticare, impossibile sarà voltare pagina e far finta di niente. Rincominciare come se non fosse mai accaduto niente.

Tanti sono i morti; tantissimi, anche tra coloro che amavano una squadra, ci hanno lasciato per sempre. Costoro, che sino a due mesi prima hanno sicuramente esultato, gioito e pianto per la loro squadra del cuore. Gli stessi che magari si sedevano accanto a noi per vivere un derby tra amici.

Si tratta di situazioni dolorose che imprigionano le nostre coscienze. Si può davvero ripartire quando si ha ancora in mente le immagini delle tante vite umane perdute? Voglio considerare tali vite come quelle dei miei fratelli. Avversari ma anche compagni di una vita di fede che ha impresso su ciascuno di essi dei colori diversi; atalantino, bresciano, veronese etc.

La sofferenza della vita ci ha forse unito per sempre. Ha chiarito gli aspetti importanti e quelli futili. È necessario, a questo punto, andare avanti. Ogni rete nella porta avversaria unirà e rafforzerà i nostri cuori senza più realmente dividere. È augurio e speranza nello stesso tempo.

Il compromesso di tutto nascerà anche dalla mancanza di pubblico sugli spalti. I protocolli sono duri e severi. Ma è giusto così. Lo stadio vivrà monco di alcuni elementi essenziali; ma il valore della vita e la sua sicurezza devono prevalere su tutto il resto.

La situazione, su questo versante, è migliorata e sta migliorando ma il virus non è stato sconfitto anche se può essere controllato e contenuto. Resta tuttavia l’obbligo della quarantena di un soggetto positivo e quella conseguentemente precauzionale di tutto il resto del gruppo-squadra. Questa disposizione pesa e peserà sullo svolgimento di un campionato che vuole ripartire e finire. Sarà un vero macigno, inutile girarci attorno. Ma il campionato deve ripartire; per la vita economica dello stesso paese.

Buon campionato a tutti. Anche nel ricordo dei fratelli che ci hanno lasciato.