Di Flavio Verzola.
Oggi è domenica, piove nel ritorno alla normalità novembrina dopo l’estate di S.Martino. Nonostante le moto, il tennis, e la Nazionale, come tutte le volte in cui non gioca l’Inter, ci manca qualcosa. Quel pizzico di follia che esalta o devasta i nostri fine settimana. Poi per carità , si vive lo stesso, ma non è la stessa cosa, come mangiare una polenta senza condimento, una tagliatella senza ragù, una scaloppina senza funghi.
Inutile negare “quella continua sofferenza per arrivare alla vittoria, e dimmi cosa c’è di meglio”! Quando l’Inter c’è ti angoscia, quando non c’è ti deprime, non esiste pace per l’interismo, un lento ma inesorabile viaggio, nell’assurdo di una passione che razionalmente non ha senso. “Voglio trovare un senso a questa vita, anche se questa vita un senso non ce l’ha”. Perché nonostante il divenire in un mondo che non è più il nostro, e facciamo una fatica immane a starci dietro, tra social, marketing aggressivo ed esasperato, trasferte arabe, e spezzatini televisivi che non ti lasciano tregua, siamo ancora lì, sempre lì…. lì nel mezzo… finché ce ne stai lì!
Perché siamo tutti mediani, nella guerra quotidiana che ci vede stremati ma ancora vivi. In questa umida domenica si inizia una settimana di “Sabato del Villaggio” nel pessimismo cosmico leopardiano, in attesa della madre di tutte le partite, perché come coinvolgimento emotivo non ha eguali! Sia nella vittoria che nella sconfitta, mi devasta, nessuna partita comincio a soffrirla almeno dieci giorni prima, e se va bene, è un balsamo miracoloso, almeno per qualche giorno, se non va è uno zaino di pietre che ti porti dietro almeno per un mesetto, una scimmia urlante, una carogna, un gatto selvatico attaccato ai testicoli, sempre più arrabbiato.
Se il calcio non ti cambia la vita ma ti aiuta ad affrontarla un pizzico meglio, il derby rappresenta il massimo, nell’angoscia di quello che potrebbe essere.
La vivo troppo male e devo fare qualcosa, ho anche pensato di fare come Sandro, prendere la macchina, senza cellulare, senza radio e girare per l’Appennino emiliano per un paio di orette, poi accendere per il risultato finale, una botta forte, immediata, come fare una ceretta all’anima, uno strappo dolorosissimo ma almeno rapido! Ma sono troppo vigliacco, mi sentirei immediatamente colpevole, nel rimorso di non essere dove sarei dovuto essere, sugli spalti in sofferenza e in estasi. E allora altre soluzioni? Help me… please! Magari un bel sonnifero potente, e cadere nell’oblio, riprendere a fumare dopo vent’anni, mangiare mezzo metro di cioccolato con le nocciole, e cadere in un pericoloso coma glicemico?
Non c’è soluzione, se non un oblio razionale e calcolato, vedere e leggere meno notizie possibile, magari tuffandosi in Netflix per una serie avvincente. Vorrei che questa maledetta settimana passasse in un attimo, e ora starei a preparare i panini, scegliendo accuratamente il vestiario e gli accessori più scaramantici possibili, citando Prisco, e ripetendomi all’esasperazione… ” è solo una partita… è solo una partita… È SOLO UNA PARTITA” sapendo che anche se me lo ripetessi senza interruzione per una settimana non servirebbe a nulla.
Va bene, respiro profondo, c’è Sinner e Alcaraz… mannaggia il carotino simpatizza i ratti, e comunque mi piacerebbe vincesse. In serata la Nazionale di Gattuso…. e allora non c’è via di scampo…. quasi quasi mi faccio uno shampoo…troppi derby ad insultarlo, e troppe battaglie vissute, nemmeno la rassicurante presenza di Pionostro, che rappresentano l’orgoglio di milioni di interisti che lo hanno adottato, mi tranquillizza. Anzi questa infame pausa nazionale, non solo allunga l’angoscia, ma ci mette il carico, nella preoccupazione crescente che qualcuno dei nostri si possa far male!
Insomma che fare? Almeno tempus fugit, raccontandomi che per la doppia stella in faccia non c’è rivincita, ma l’interista affamato non può vivere di ricordi, è un vampiro assetato… e come dice Blade, la sete vince sempre! Marcia Avanti.

