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Noi e Mou. Viaggio di un interista

Anno 2010. Un popolo verso Madrid

Noi e Mou. Viaggio di un interista

Anno 2010. Un popolo verso Madrid

Noi e Mou. Viaggio di un interista. Per un giorno sembrò quasi che tutte le mappe fossero state stravolte; anche la geografia subiva continue metamorfosi per indicare l’unica via che davvero contava.

Il Santiago Bernabeu di Madrid espugnato come la Gallia e Josè imperiale come Cesare.

Era lì l’appuntamento. Lì si sarebbe perfezionato il Triplete. Lì il calcio avrebbe incontrato la forma più alta di eroismo. E un redivivo Canova avrebbe potuto ricreare la bellezza statuaria degli immortali.

Ho sempre pensato che l’universo avesse trattenuto il respiro, ben conscio che lì si sarebbe scritta la storia.

Giacinto e Peppino avrebbero preso posto al fianco di Massimo Moratti, perché l’Inter non ha mai dimenticato i suoi figli. Mai.

Il mondo nerazzurro era in fibrillazione. Nello sguardo dei miei fratelli leggevo mille sensazioni. Essere arrivati sino a lì era già un risultato.

J. M. , prima che iniziasse lo spettacolo, lo aveva ricordato; anche le televisioni del mondo ne avevano fatto un messaggio spirituale e gli Annales scrivevano, in diretta, l’impresa.

Non esistevano generazioni distinte e lontane. Eravamo un mondo unico. Madrid era il crocevia delle nostre vite; Madrid rappresentava quello che tanti altri avrebbero solo sognato o desiderato per una vita intera.

A Madrid ci sarebbe stata l’apoteosi, inseguita, sognata e poi fatta nostra per l’eternità. La Germania, intanto, ironizzava. Giornali e tv coalizzate aprivano telegiornali, notiziari e rotocalchi  per denunciare l’eterno difensivismo italiano.

Catenacciari in campo e pizzaioli fuori, gli italiani.

Diffondeva gadgets celebrativi dell’evento. Molte città tedesche, già in festa, pregustavano quello che ancora sarebbe dovuto essere. La presunzione tedesca divorava la nazione intera. Come stretta nel pensiero di un gigante senza avversario.

Sino a quel momento nessuno sbaglio; Fiorentina, Manchester United più il Lione annientati grazie alla corazziera forza tedesca e Van Gaal era stato molto bravo.

Con Robben e Ribery forze d’urto impressionanti, massacratori tedeschi addestrati per terminare gli avversari.

Dall’altra parte, Mou lo stratega, il dux di un’armata pronta a circondare, ferire, per sempre, il nemico bavarese. Agiva in silenzio, affilava le armi. Con rispetto ma con la sicurezza di chi non aveva paura.

Il campo avrebbe poi confermato tutto.

La tattica, disegnata sulla lavagna, fu la stessa che ci consentì di distruggere Barca e Chelsea. Tutto viene insegnato e impartito; gli studenti, un giorno, avranno gli appunti da cui studiare e imparare: “Così l’Internazionale di Milano infranse il sogno teutonico”.

Il Principe, da solo, nel deserto popolato da anime contro, per pungere e devastare; Pandev e Eto’o sulle fasce per guastare e far male con Wes per ispirare e non solo; Julio, a difesa di un sentimento e Zanetti in campo per diffondere il verbo.

I tedeschi non ci capiscono niente e di Olic, Klose e Gomez nessuna traccia.

L’Inter ancora una volta Leggenda, gli altri sono dettagli che non faranno la Storia. E un Moratti, ancora una volta, in cima ad un sogno diventato realtà!