Rocchi sul VAR: “Basta con i rigorini. Niente VAR a chiamata: deresponsabilizza gli arbitri”

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Il responsabile della CAN, Gianluca Rocchi, ha affrontato il tema dell’arbitraggio e dell’utilizzo della tecnologia VAR in un’intervista rilasciata in un’ospitata sulle frequenze di Radio 1.

Parlando dei cosiddetti “rigorini”, penalty leggeri e spesso controversi che dividono l’opinione pubblica, l’ex arbitro italiano ha riconosciuto che ci sono stati errori in passato: “La settima giornata di campionato è stato un brutto momento per noi. Abbiamo assegnato ben nove rigori, qualcuno veramente discutibile.”

Tuttavia, Rocchi stesso ha evidenziato come nelle recenti gare si sia tornati a prendere decisioni più accurate.

Rocchi e il VAR: “Serve a correggere solo errori chiari. No al sistema di challenge”

Sul VAR, Rocchi ha ribadito che la tecnologia deve essere utilizzata esclusivamente per episodi gravi ed evidenti: “Non dobbiamo trasformare il VAR in una moviola a servizio continuo. Deve servire solo per correggere errori chiari.

A proposito dell’ipotesi di introdurre il VAR a chiamata, il designatore arbitrale ha espresso dei dubbi nel merito: “Un sistema di challenge deresponsabilizzerebbe gli arbitri e consegnerebbe il peso della decisione sull’allenatore o il club interessato in quel momento. Questo non è l’approccio corretto. Il nostro obiettivo è avere ragazzi davanti al monitor che sappiano distinguere tra errori chiari e situazioni opinabili”.

Infine, Rocchi conclude sottolineando l’importanza della conoscenza del gioco e non solo del regolamento: “Un arbitro deve capire il calcio, non solo le regole. In quest’ottica, sono state avviate collaborazioni con le associazioni di allenatori e calciatori per migliorare la preparazione degli arbitri, rendendoli più consapevoli delle dinamiche del campo”.

Rocchi ha concluso ribadendo che, nonostante alcune difficoltà, si sta lavorando bene per garantire decisioni sempre più giuste.

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Andrea Tagliabue
Andrea Tagliabue
Ciao amici! Sono Andrea e ho 25 anni. Malato di Inter sin dalla nascita, con gli anni ho sviluppato una passione per il giornalismo sportivo. Sono un amante dello storytelling sportivo ed è da quando ho 15 anni sogno di lavorare nel settore. Cresciuto con le storie dell'avvocato Buffa e le voci di Stefano Borghi e Flavio Tranquillo, la mia passione non si ferma solo al mondo del calcio. Oltre al nostro amato gioco seguo mille altre cose, in particolare gli sport americani (basket NBA e italiano, football NFL, baseball e hockey su ghiaccio), sport motoristici (F1 e MotoGP) e tanti podcast a tema sportivo.
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