L’Inter si ferma ancora. Dopo il pari contro l’Atalanta, arriva un altro 1-1, questa volta sul campo della Fiorentina, che lascia l’amaro in bocca e riapre parzialmente la corsa in vetta. I nerazzurri, chiamati a rispondere ai successi di Napoli e Milan, non vanno oltre un punto contro una squadra viva, intensa e tutt’altro che arrendevole.
La squadra di Cristian Chivu, assente in panchina per squalifica, parte nel migliore dei modi. Dopo appena 44 secondi, è Pio Esposito a sbloccare la gara con un colpo di testa preciso su assist di Nicolò Barella. Un avvio fulmineo che sembra indirizzare subito la partita.
L’Inter sfiora anche il raddoppio poco dopo, sempre sull’asse Barella-Esposito, ma la Fiorentina non si disunisce. I viola reagiscono con personalità, affidandosi soprattutto a Moise Kean e Gudmundsson, senza però trovare precisione negli ultimi metri.
La partita resta aperta, intensa, a tratti caotica. L’Inter crea ma non chiude, la Fiorentina cresce e guadagna campo.
Ripresa più bloccata, poi l’episodio decisivo
Nel secondo tempo i ritmi si abbassano. I nerazzurri provano a gestire il possesso, cercando di addormentare la gara. Ma il controllo non è mai totale e il nervosismo cresce, come dimostrano i tanti cartellini.
La Fiorentina resta in partita e alza progressivamente il baricentro. Il segnale arriva con una conclusione da fuori di Ndour, respinta da Sommer. È solo il preludio.
Al 77’, infatti, arriva il pareggio. Ancora Ndour approfitta di una palla persa sanguinosa al limite e di un intervento non perfetto del portiere svizzero, trovando il gol dell’1-1.
Nel finale l’Inter prova a reagire, ma senza la necessaria lucidità. L’ultima occasione capita ancora a Esposito, che trova però la risposta di De Gea.
È l’ultimo squillo di una gara che lascia più rimpianti che certezze.
Il pareggio pesa. L’Inter perde terreno rispetto alle inseguitrici e conferma un momento non brillante, tra calo fisico, errori individuali e qualche difficoltà nella gestione dei vantaggi.
Un campanello d’allarme in vista del rush finale. Perché ora più che mai servirà ritrovare continuità per difendere la vetta.

