La disfatta contro la Bosnia ha aperto una ferita profonda, imponendo un reset totale ai vertici del calcio italiano. Con l’addio di Gravina, il Corriere dello Sport indica in Giovanni Malagò il profilo più autorevole per la successione. Il già presidente del CONI dal 2013 al 2025 vanta un’esperienza internazionale indiscussa, ma dovrebbe superare le diffidenze di un mondo, quello calcistico, che pur conoscendo bene non rappresenta il suo habitat d’origine.
Parallelamente alla pista Malagò, si valuta una soluzione “endofederale” per garantire stabilità immediata. Giancarlo Abete, attuale guida della Lega Dilettanti, appare come il traghettatore ideale verso le prossime elezioni, mentre Matteo Marani resta un’opzione valida, sebbene frenato dal desiderio di completare il percorso intrapreso in Lega Pro. Sullo sfondo restano i nomi pesanti di Beppe Marotta e Adriano Galliani, con l’attuale Presidente dell’Inter ostacolato però da tempistiche troppo strette.
Da Marotta alle icone del campo: i nomi per la FIGC
La vera rivoluzione potrebbe tuttavia arrivare da una rottura netta con il passato burocratico. Guadagna terreno l’ipotesi di affidare la rinascita del movimento a ex leggende del campo come Paolo Maldini, Alessandro Del Piero, Alessandro Costacurta o Demetrio Albertini. Queste figure godono di un consenso trasversale e rappresenterebbero il segnale di un nuovo corso fondato sulla competenza sportiva e sul carisma internazionale, lontano dalle vecchie logiche di palazzo.
La corsa alla presidenza è appena iniziata e il verdetto è atteso entro i prossimi novanta giorni. In questo clima di incertezza, l’unica certezza è la necessità di una leadership forte capace di ricostruire un’identità azzurra ormai smarrita. Che si tratti di un dirigente di lungo corso, di un manager di successo o di un’icona del calcio giocato, la nuova FIGC dovrà agire in fretta dopo la giornata di oggi per non perdere definitivamente il treno del rilancio mondiale.

