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venerdì, Febbraio 13, 2026

Esposito protagonista del MatchDay Programme: “Chivu? Siamo cresciuti insieme”

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Esposito. Indossare la maglia dell’Inter non è semplicemente scendere in campo: è un percorso identitario, una storia che si costruisce giorno dopo giorno. Per Francesco Pio Esposito, classe 2005, questo legame parte da lontano: “Vestire questa maglia è qualcosa di speciale“, ha raccontato ai microfoni del MatchDay Programme della sfida contro il Kairat Almaty. L’attaccante ricorda il suo primo arrivo nel settore giovanile nerazzurro, quando aveva appena nove anni: “Il primo grande insegnamento me lo diede il mio allenatore, Davide Aggio. Ci ha fatto capire subito cosa significa far parte dell’Inter: il rispetto dentro e fuori dal campo“. Una linea che negli anni è rimasta il filo conduttore della sua crescita.

Nel suo percorso, Esposito ha incrociato presto la figura di Cristian Chivu, tecnico che ha rappresentato un punto fermo e una guida costante. Il rapporto tra i due è costruito nel tempo, tra Primavera e approdo in Prima Squadra: “Siamo cresciuti insieme, ognuno nel suo ruolo. In Primavera mi ha responsabilizzato con la fascia da capitano. Chivu è una persona con grandi valori, che rispetto tantissimo“. Un legame tecnico ma anche umano, fatto di fiducia e di sguardi quotidiani sul lavoro e sulla mentalità.

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Esposito tra famiglia, ispirazione e modelli quotidiani

Nel calcio, però, anche gli affetti hanno un peso enorme. A Esposito è stato chiesto quali caratteristiche prenderebbe dai suoi fratelli, anch’essi calciatori. La risposta è arrivata senza esitazioni: “Da Salvatore prenderei la visione di gioco, da Sebastiano la facilità del primo controllo orientato“. Un riconoscimento affettuoso e sportivo, che dimostra come il confronto familiare continui a essere uno stimolo importante, un dialogo costante su come crescere e migliorarsi giorno dopo giorno.

Guardandosi indietro, Francesco Pio individua però una qualità personale come chiave principale della sua evoluzione: la determinazione: “La voglia di lavorare è ciò che ha fatto la differenza per me“, ha dichiarato. “Senza la mia voglia di non fermarmi mai non sarei arrivato qui“. Un’attitudine che si è trasformata in consapevolezza soprattutto dopo l’esperienza allo Spezia, dove la crescita fisica e l’impatto con un calcio più intenso gli hanno permesso di compiere un ulteriore salto. Oggi, Esposito è una delle promesse più luminose del progetto nerazzurro e continua a camminare con uno sguardo preciso: umiltà, sacrificio e identità, perché l’Inter non si indossa soltanto. Si vive.

Paolo Olita
Paolo Olita
Scrivo di sport per IlNerazzurro. Il calcio è la mia passione e il mio lavoro: mi piace raccontarlo con attenzione, equilibrio e la curiosità di chi non smette mai di guardarlo con gli occhi di un tifoso.
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