Eravamo quattro amici al VAR

HomeEditorialiEravamo quattro amici al VAR

La lunga onda, per quanto tu possa cercare di scappare, arriva sempre e ti travolge. Ho amaramente scoperto che non sarò mai un vero giornalista. Per quanto possa scrivere con enfasi, professionalità e competenza, sono troppo umorale quando si tratta di Inter, è la mia forza e il mio limite più grande.

Non scrivo da quindici giorni, perché mai come in questo marzo velenoso, la rabbia e la frustrazione hanno raggiunto e superato il livello di guardia, e scrivere dopo Atalanta e Fiorentina, voleva dire andare oltre il lecito, e il possibile. Troppi veleni, troppi fantasmi, troppi dubbi complottisti, troppe ingiustizie, troppo odio manifesto, accerchiati come non mai dal rumore dei nemici, che è diventato un frastuono insopportabile. Passi le tifoserie di altre squadre, fa parte del gioco, ma quando il colpo arriva inaspettato, ti mette KO, e rialzarti diventa sempre più difficile.

Nel mio cervello in cortocircuito, tra intertristi catastrofisti, che già prevedono con sicurezza il nostro crollo epocale, fino ai cosiddetti addetti ai lavori, che in maniera sempre più subdola e perniciosa, instillano dubbi, ingigantendo una tuttavia legittima, preoccupazione.

Questa pausa con relativa nazionale, in cui ci giochiamo non solo l’accesso ai mondiali ma una credibilità del nostro movimento calcio, che ha raggiunto i minimi storici, è salutare.

È il campionato peggiore degli ultimi anni, forse il peggiore di sempre, la differenza di tecnica e atletismo con gli altri campionati europei, è talmente evidente da risultare drammatica. E l’Inter non si sottrae da questo imbarazzante status, abbiamo diversi problemi, lontanissimi dalla invincibile armata che si auspicava qualche settimana fa, e nonostante questa amara verità, siamo ancora meritatamente primi, con il destino ben stretto tra le nostre mani!

Questa cosa evidentemente è insopportabile nella stanza dei bottoni, altrimenti diventa inspiegabile l’accanimento scientifico con cui stanno picconando il campionato nerazzurro. Dopo il derby sciagurato, due pareggi scippati da decisioni al Var tanto cervellotiche quanto assurde. E ancora più assurdo l’enfasi con cui il palazzo difende l’indifendibile, perché quando l’errore si ripete così, non è più un caso ma una scelta precisa e voluta.

LEGGI ANCHE:  La melma rosa

Citando Gino Paoli, che ci ha lasciato soli e orfani della sua immensa poetica, si potrebbe amaramente raccontare di “quattro amici a Var… che volevano cambiare il mondo”. Lissone si ritrova a Boccadasse, tra un bicchiere di whisky ed un caffè tiravi fuori i tuoi perché e proponevi i tuoi farò!

Forse troppo alcool per Rocchi, Manganiello, Maresca, Abisso e compagnia danzante, vorrei pensare a qualcosa che abbia annebbiato le loro menti confuse, temo invece che siano stati tremendamente lucidi e chirurgici, nel valutare le situazioni, e la loro scelta è parsa ovvia nella direzione presa, con lo scopo di colpire forte alla prima occasione. Complotto, non ci voglio nemmeno pensare, anzi non ci posso pensare, altrimenti mando tutto a Ramengo, perché se così fosse diventa anche inutile e assurdo alzare la voce, muso contro muso a fine partita, tra rabbia e testosterone in overdose, e fiotti di rigurgito acido.

Ma la domanda è perché? Perché questo accanimento, perché questa esigenza imperativa di riaprire il campionato ad ogni costo. Non bastano di certo le vergognose esagerazioni sul caso Bastoni, primo nella storia a doversi scusare, dopo che molti di coloro che lo hanno giudicato, si sono resi protagonisti di queste simulazioni, e ne hanno persino fatto una carriera. Una sorta di infame contrappasso per pareggiare una furbata, e allora ricordo le frasi di un certo allenatore portoghese che, appena nasato l’ambientino calcio italiano, affermò che ce l’avrebbero fatta pagare!

Evidentemente non ci sopportano, al punto da manipolare l’evidenza! Hanno aspettato pazientemente la loro occasione, e gliela abbiamo servita su un piatto d’argento. Giochiamo male, poco reattivi e in evidente calo psico fisico, Lauti manca come l’acqua nel deserto, mentre giocatori che sembravano certezze, sono l’ombra di se stessi, e vagano per il campo senza mai incidere sulla partita. Ma si può anche vincere giocando male, il calcio non è affatto meritocratico, devi buttare la palla dentro, più del tuo avversario, i complimenti e le constatazioni sul bel gioco le lascio al Bar Sport. Sarebbe magari stato così, se le scelte sugli episodi in area fossero state corrette! E anche le paperonze di Sommer sarebbero state derubricate, come le non prestazioni di Thuram e soci.

LEGGI ANCHE:  La melma rosa

Non voglio favori, voglio quello che mi spetta, e invece il post partita è ancora più desolante, si arrampicano sugli specchi difendendo l’impossibile, e persino si complimentano tra loro per le scelte, a loro dire corrette! Siamo al paradosso.

Capite perché non me la sono vigliaccamente sentita di scrivere prima, per istinto di conservazione e sopravvivenza, ho preferito fare lo struzzo, aspettando e sperando che il vento ostile cambi almeno direzione.

Domenica di sveglia all’alba con l’aggravante cambio orario, per il GP di F1, con ancora un ragazzo italiano sul gradino più alto del podio, e con la rossa meritatamente terza, aspettando Sinner e la partita drammatica dentro o fuori di martedì contro la Bosnia in casa loro. Sono persino riusciti a fare polemica per un banale gesto di Dimash mentre guardava i rigori, magari pensava che sarebbe stato bello trovare il suo amico Dzeko, sono riusciti persino a rompergli le balle per questa cosa. Per non parlare della foto simpatica che vede i ragazzi dell’Inter più Vicario e Locatelli a cena insieme. Apriti cielo, uno juventino con degli interisti a cena insieme…. sacrilegio, ma voi state male sul serio!

Santa domenica delle palme, mentre il brasato sobbolle festoso, per l’ultima polenta della stagione, con questa primavera ancora col maglione, questa pausa dai veleni, e il prossimo rientro del Capitano, ci regalano maggiori speranze per la partita di Pasqua contro la Roma! Pranzo e si scappa subito al Meazza, per riprendere a correre, sperando che non ci facciano l’ennesimo sgambetto.

Marcia Avanti

Paolo Olita
Paolo Olita
Scrivo di sport per IlNerazzurro. Il calcio è la mia passione e il mio lavoro: mi piace raccontarlo con attenzione, equilibrio e la curiosità di chi non smette mai di guardarlo con gli occhi di un tifoso.
Il Nerazzurro è ora su Google News!

Seguici per restare sempre aggiornato su tutte le notizie dell’Inter, ovunque tu sia.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Leggi anche: