L’impegno è un onere contrattuale indossare la maglia dell’Inter un onore.

Etica e morale applicata al calcio

Etica e morale applicata al calcio

L’impegno è un onere contrattuale indossare la maglia dell’Inter un onore

Soprattutto nei periodi di crisi acute si sentono un po’ ovunque lezioni di etica e morale. Applicata al calcio.

Su come si debba stare in campo e sulla forza interiore che dovrebbe sempre animare il professionista della pedata. E quindi sul rispetto che si debba avere per chi paga un biglietto o un abbonamento, insomma per colui che è (da sempre) il primo fruitore dello spettacolo.

Lezioni che possiedono un fine giusto ma che destano, in chi osserva il mondo del pallone da lontano, il sospetto di un settore che spesso ama andare in corto circuito.

Credo che l’Inter, in questo senso, sia un esempio illuminante. A volte il corto circuito è totale. Se la materia d’insegnamento è abbastanza chiara e ha dei confini netti, più difficile appare inquadrare la figura dell’insegnante. O degli insegnanti.

Il punto di approdo sembra errato perché indica una lacuna nel modo di interpretare la parola lavoro. Il “professionismo”, infatti, viene a mancare di un suo elemento fondante e basilare: l’impegno da parte dell’atleta. Impegno che non è per forza obbligazione di risultato finale ma è anche un obbligo personale in termini d’impegno, sacrificio e dedizione alla causa.

Il professionista è un lavoratore; il fine è un risultato. Condiviso nel senso di risultato ultimo (sia esso il terzo posto finale) ma anche personale in quanto è auspicabile ed è richiesta (per contratto) “la prestazione” (nella singola partita) in termini individualistici.

I richiami ad un maggiore impegno, attenzione e cura nella professione hanno un indubbio valore e forza. Ma per dirla, in modo più distaccato possibile da eventuali risvolti fideistici, è il contratto in se stesso che deve essere onorato e rispettato.

All’Inter, è solo una sensazione, questo dato sfugge di mano. L’intensità, la concentrazione e la cura dei particolari sembrano non avere, a volte, cittadinanza o hanno un risveglio in caso di prolungamenti o rinnovi contrattuali.

In altre situazioni la mente dei protagonisti è svagata. Come attratta da altre cose.

Di fronte a questi eventi, che appaiono ormai in veste di cronicità pluriennale, si agitano dibattiti su come onorare la maglia o sul senso del peso della maglia interista.

L’Inter è l’ultima squadra italiana ad aver vinto, in ordine di tempo, la Champions. È il club con più tifosi come presenze allo stadio. Tifosi che amano a prescindere e non hanno bisogno del prof. Icardi in tema di etica e morale applicata al tifo. Basterebbero questi due elementi per non scomodare l’insegnante di turno, sia esso Spalletti o Marotta o anche Zanetti (i più invocati).

I calciatori rappresentino nel modo migliore l’Inter sul terreno di gioco. Punto. Per contratto, se proprio non hanno il tempo di leggerne la storia.

Sandro Zedda

 

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