Inter – Tottenham è finita e noi ci siamo ancora

Stamattina il tifoso dell’Inter lo riconosci subito

Stamattina il tifoso dell’Inter lo riconosci subito. O ha la faccia stravolta, ma ti sorride a trentadue denti, oppure è afono e con la mano ti fa segno che la goduria è stata infinita. Ed in effetti così è stato.

L’Inter è ritornata in Champions e lo ha fatto in un tardo pomeriggio dalle fortissime emozioni soprattutto finali. Difficile pensare ad un’altra squadra capace di far incavolare o mandare in estasi il suo popolo, magari nella stessa partita, come quella nerazzurra.

L’interista ormai lo sa, dovrebbe averci fatto il callo ed invece capisce di non essere mai pronto a certe emozioni, forse esagerate visto che si tratta della prima gara di un girone di qualificazione.

Fa un caldo infernale dentro il catino di San Siro vestito a Champions. C’è chi è venuto con i figli, chi con la fidanzata o la moglie, chi da solo, ma fa subito comunella con il vicino.

Tutti con il nerazzurro addosso; un cappellino, una sciarpa, una divisa, una bandana. Qualcuno sfodera T-shirt del triplete ormai sbiadite da lavaggi e lavaggi in lavatrice o che hanno preso la polvere nascoste negli armadi.

Altri con i vari Milito, Eto’o, Snejder e Stankovic stampati sulle spalle. Ci si emoziona all’inno ufficiale della manifestazione; anche allo stadio continui a non capirne le parole, ma ti suggeriscono sia di Hendel e tu alla fine gridi “De-Cempions” e ti basta.

Parte la gara e la gente è entusiasta. Applaude in continuazione anche per tiri svirgolati finiti dietro le balaustre del secondo anello, oppure per appoggi sbagliati, o stop che fanno finire la palla oltre la riga di fondo.

Non importa c’è entusiasmo e quello basta. Dietro una voce dice che questi russi sono forti, un’ altra che la cazzia affermando con tracotante sicumera che l’importante è che gli inglesi, perché tali sono, non segnino fuori casa visto che vale doppio.

Insomma entusiasmo , forse tanta birra e tanta confusione.

Il secondo tempo con il risultato bloccato è più in affanno sia in campo che sugli spalti. Segna il Tottenham sponsorizzato Aia e lo stadio si gela perché fa male, accidenti se fa male.

Mentre i duemila anglosassoni ti sbattono sul muso e dentro le orecchie il loro When the Saints go marching in, la gente nerazzurra cerca di respirare e di capire. Ma come ci siamo arrivati con tanta fatica e qui rischiamo già la debacle alla prima partita?

Inizi a perdere la pazienza e qualche giocatore lo mandi a ranare. Ormai siamo alla fine ed ecco un pallone che spiove dall’alto ed il difensore avversario si arrampica colpendo il tuo centravanti, che accusa il colpo e piega la schiena.

Ti lasci scappare un “Ecco bene levalo che è meglio” e mentre il vicino ti sta rispondendo “Si ma con chi?”, l’azione va avanti c’è un traversone e quello stesso centravanti esplode un eurogol da paura che fa scattare tutti in piedi.

I sette minuti che seguono sono da pazzia pura. Il tifoso sente l’impresa vorrebbe scavalcare ed entrare in campo a sospingere i propri giocatori, mentre il Tottenham sta rinculando, ma è sufficiente farsi sentire e San Siro eccome se lo fa.

Ecco il calcio d’angolo, forse uno degli ultimi; ecco l’”ooooooooooo” ad accompagnare il cross, ecco il respiro trattenuto a quel colpo di testa che fa la sponda, ed ecco il boato a quello invece che manda la palla in rete.

Il resto è fatto di urla festanti, abbracci sudati e mani sugli attributi quando negli ultimissimi secondi gli avversari tentano di riprendere il risultato.

Il triplice fischio è un sollievo e ricordando il coro inglese pensi “Lord, how I want to be in that number, Signore vorrei essere con loro”, si con loro in campo.

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