Marotta Saviano. Questa mattina il presidente dell’Inter Beppe Marotta ha parlato con i giornalisti sulle polemiche che sono scaturite dopo l’errore arbitrale che ha portato all’espulsione di Kalulu e la conseguente antisportiva esultanza di Bastoni. Marotta ha ammesso che il difensore ha sbagliato ma ha ritenuto eccessiva la gogna mediatica che sta subendo in queste ore.
“Bastoni è stato oggetto di una gogna mediatica che va al di là di quanto successo. Parliamo di un giocatore di 26 anni, con più di 300 presenze in Serie A, mai protagonista di eventi clamorosi. È un patrimonio della Nazionale e qualcuno mette in dubbio la sua convocazione, è un danno ingiusto. Ci troviamo di fronte a un errore di un giovane, ma chi non è ne ha mai fatti? Se parliamo di simulazioni, se ne parla da cinquant’anni: è un fatto ordinario, non straordinario, sicuramente deprecabile e legato a fattori concomitanti come il braccio di Kalulu e il fischio immediato. Ha sbagliato, lo riconosco”, ha detto.
Poi c’è chi gli ha chiesto un parere sulle parole scritte sui social dallo scrittore Roberto Saviano. Marotta ha risposto: “C’è dispiacere, umano. Non so neanche chi sia Saviano, né che ruolo abbia. Non voglio dargli importanza, ha fatto dichiarazioni che saranno all’attenzione dei nostri avvocati”.
Che cosa ha scritto Saviano
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Roberto Saviano in un lungo post pubblicato sui suoi canali social ha attaccato Marotta e l’Inter. Rivolgendosi al presidente dell’Inter ha scritto: “Finché quest’uomo avrà un ruolo nel calcio italiano, tutti avranno la sensazione che i campionati siano falsati”. E poi: “Il campionato italiano oggi è falsato, se pure l’Inter lo vincesse non varrebbe nulla”.
“Quando un provvedimento giudiziario afferma l’esistenza di una “situazione di sudditanza” nei confronti della Curva Nord, il tema non è più da bar sport. È istituzionale. È strutturale. Quando su vicende così delicate, il calcio italiano reagisce con prudenza selettiva, silenzi o versioni ufficiali che poi vengono smentite dai fatti, il problema non è il risultato di una partita. Il problema è la credibilità. Gli atleti e i tifosi sono le prime vittime di un sistema che troppo spesso protegge sé stesso prima di proteggere la trasparenza. Il calcio è solo la manifestazione del problema”.

