Nella lunga e turbolenta estate nerazzurra, abbiamo spesso sentito parlare di come Cristian Chivu, con il cambio modulo ed un passaggio al 4-3-2-1 o al 4-3-3, avrebbe rivoluzionato l’Inter rispetto a quella che avevamo imparato a conoscere con Simone Inzaghi in quattro anni. Probabilmente, a causa – tra le altre cose – di un mercato non condotto secondo le volontà del nuovo tecnico, Chivu ha dovuto fare di necessità virtù, riproponendo quel 3-5-2 ormai firma nerazzurra.
È bastato questo e solo qualche prima uscita sul campo per sentir dire come, in realtà, Chivu non stava facendo altro se non un copia ed incolla della gestione Inzaghi. Criticato immediatamente per modus operandi e primi risultati non eccellenti, Chivu si è poi rimboccato le maniche e ha rialzato l’Inter, ma il quesito è ancora presente: il tecnico rumeno è solo un aggiornamento della guida piacentina o c’è altro?
Proviamo a rispondere
Non basta basarsi sull’opinione comune per trovare una risposta corretta, servono dati chiari ed esaustivi per non creare un calderone di pensieri con il rischio di bruciare tutto. E allora eccoli questi numeri che ci vengono in soccorso, con diverse voci che pongono un confronto reale tra l’Inter della stagione 2024/2025 e quella attuale. Il primo dato che balza agli occhi è la percentuale dei passaggi progressivi, con l’Inter che balza dal sedicesimo posto della passata stagione al quinto di quella attuale, sintomo di una ricerca costante della verticalità.
Il secondo è quello relativo ai passaggi in area di rigore. Lo si è ripetuto allo sfinimento: l’Inter non dispone in rosa di elementi in grado di saltare l’uomo e fare la differenza nella zona di campo che conta, ed è vero, ma è pur vero che il se il dato dei passaggi in area vede l’Inter salire dal diciassettesimo posto al quarto, l’escamotage per aggirare il problema è stato trovato e sta riuscendo.
Dove non si poteva e non si può arrivare con le caratteristiche dei singoli, si cerca la collettività per raggiungere lo stesso risultato. Clamoroso il dato relativo ai retropassaggi. Da prima a quattordicesima nella metà campo difensiva e da quinta a decima in quella offensiva. E non fatevi ingannare dai numeri, è un dato positivo. L’Inter gioca sempre più con il volto orientato alla porta da attaccare, e lo fa già dai primi metri della costruzione, con l’impressione che qui sia avvenuto un vero e proprio cambio anche di mentalità.
Che la mentalità sia cambiata lo dimostrano anche i successivi parametri, anzi, accentuano il concetto. L’intensità della pressione è cresciuta del 16%, la sua efficacia addirittura del 105%, quasi a non voler far respirare gli avversari quando sono in possesso della sfera, nonché esser molto più ordinati nell’andare ad effettuarla. Anche per la riaggressione crescono intensità ed efficacia, e lo fanno rispettivamente del 19% e del 26%, una riaggressione che se porta ad un recupero alto può rendere l’Inter letale.
I gol attesi da un recupero nelle zone alte del rettangolo verde sono cresciuti dell’86%, il che dimostra come i nerazzurri una volta riconquistata la sfera sono rapidi, lesti ed intelligenti nel capovolgere subito la situazione a loro favore. Reattivi a capire il momento e bravi dunque a sfruttare quei pochi secondi in cui l’avversario una volta persa palla deve riordinarsi. Nel mentre che ci prova, l’Inter è già in porta, come lo dimostrano anche i tocchi in area da recupero alto (+40%).
Un “no” intenso e aggressivo
Detto ciò, il quesito sulla bocca di tutti ha finalmente una risposta, ed è ovvia: no, Chivu non è un copia e incolla di Simone Inzaghi, non lo è mai stato, ma spesso è più facile, soprattutto per gli interisti in questo caso, tendere a non voler far andare via da te un qualcosa che ti ha reso felice e fiero, ed è più semplice cercare questo in altre forme piuttosto che accettarne la fine. C’è però sempre un nuovo inizio, che potrebbe investirci di quella intensità e aggressività che già ci sono, ma che ancora si fa fatica a vedere.
