Caressa. La vittoria dell’Inter contro il Kairat Almaty ha confermato il percorso netto in Champions League, ma non ha spento le analisi sul momento psicofisico della squadra. Fabio Caressa ha commentato la prestazione sul suo canale YouTube, soffermandosi soprattutto sul lavoro di Cristian Chivu e sulla dimensione emotiva del gruppo nerazzurro: “Sono molto colpito da Chivu, dice cose che condivido sempre e ha una sensibilità particolare, anche nei messaggi che manda ai giocatori“. In particolare, Caressa ha apprezzato il riferimento al sorriso di Lautaro Martínez, definito un segnale di alleggerimento mentale.
Secondo il giornalista, però, dietro alcuni cali visti recentemente non c’è tanto una questione tecnica o tattica, quanto un accumulo di fatica psicologica: “Molti parlano del 5-0 in finale di Champions, ma per me il problema non è la sconfitta in sé. La vera questione è la pressione continua di restare al vertice“. La squadra, infatti, da anni vive stagioni in cui ogni risultato pesa, ogni competizione è un obiettivo concreto, e ogni passo falso viene amplificato.
Caressa sulla tenuta mentale
Caressa ha spiegato come l’Inter, pur avendo ritrovato risultati e consapevolezza, stia attraversando un punto critico legato alla tenuta mentale: “Non si può essere sempre al 100%, ci sono giocatori che non hanno avuto un momento di pausa mentale“. L’Inter, reduce anche dalle energie spese tra Champions, finali e Mondiale per Club, si ritrova a vivere costantemente in alta quota, dove, secondo Caressa, “l’aria è rarefatta e si fa più fatica a respirare“. La squadra, insomma, non ha margine per abbassare la tensione, neppure per un attimo.
Questo spiega anche gli sbandamenti nelle gare considerate più “abbordabili”. Non mancano la volontà o la determinazione, ma semplicemente non è possibile mantenere lo stesso livello emotivo ogni tre giorni. Per questo, secondo il giornalista, la chiave sarà arrivare alla qualificazione in Champions il prima possibile e permettere al gruppo di gestire meglio ritmi e pressioni. Chivu, dal canto suo, sembra averlo già compreso: il messaggio del sorriso, della leggerezza e del ritrovare il piacere del gioco non è casuale. L’Inter vuole restare in vetta, ma per farlo deve anche imparare a respirare.

