Bonny. Ange-Yoan Bonny continua a crescere, e lo fa in fretta. In un’intervista a La Gazzetta dello Sport, l’attaccante ha raccontato cosa ha scoperto nei suoi primi cinque mesi in nerazzurro: “Ho capito che serve tempo per realizzare quanto grande sia questo club. Il livello si alza continuamente, già dall’allenamento: l’Inter è molto esigente, ti chiede sempre di più“. Un adattamento fatto di entusiasmo ma anche di lavoro su aspetti specifici: “Devo migliorare il gioco spalle alla porta, ho perso palloni stupidi. E poi il colpo di testa e la resistenza. Anche le cose che ti vengono bene possono sempre essere fatte meglio“.
A guidarlo in questo percorso c’è un gruppo che lo ha accolto e spinto sin dal primo giorno: “Mkhitaryan aiuta tanto, con lui è più facile parlare. Thuram mi aiuta da prima ancora di essere compagni“. Ma non solo: Bonny ricorda anche un episodio simbolico della stagione passata: “In Parma-Inter, Bastoni mi butta giù e mi dice: “Il prossimo anno vieni da noi…“. Sembrava uno scherzo, ma mi ha fatto piacere“. L’ingresso a San Siro, poi, gli ha regalato emozioni indelebili: “Lo stadio è così grande che sembra non finire mai. Quando giochi per l’Inter e segni, nel boato non senti più nulla: è solo emozione“.
Bonny sul Derby e sui compagni di reparto
Fondamentale nella sua crescita è Cristian Chivu: “A Milano il mister è la stessa persona vera che era a Parma. Mi chiede sempre di essere disponibile per gli altri, di giocare prima per la squadra“. Guardando ai compagni di reparto, Bonny non ha dubbi su cosa vorrebbe prendere da ciascuno di loro: “La fame sotto porta di Lautaro: essere alla sua età il quarto marcatore della storia dell’Inter è straordinario. Da Marcus prenderei tutto: gol, dribbling, assist. Con lui ho qualche similitudine, ma siamo diversi e possiamo giocare insieme. E vorrei prendere qualcosa anche da Pio: pochi difendono la palla come lui“.
La testa, inevitabilmente, va al Derby contro il Milan, una partita che sente già speciale: “Come fascino e grandezza vale Barça-Real. Mi sono rimasti in testa certi duelli come quello tra Dumfries e Theo. Sono due grandi squadre che non si odiano, ma in quei 90′ è una battaglia. Speriamo che alla fine tutto si colori di nerazzurro, ma siamo ancora a novembre e non sarà decisiva“. Infine, spaccato sulla foto da bambino che lo vede indossare la maglia dell’Inter: “Era la mia prima maglia. Mamma mi convinse dicendo che era della squadra di Eto’o, il mio idolo. Forse era un segnale, chissà“.
