Bastoni. Alessandro Bastoni ha condiviso ai microfoni di Rivista Undici una lucida analisi sulla metamorfosi del suo ruolo, un’evoluzione che lo ha trasformato in uno dei difensori più “costruttori” del panorama europeo. Il centrale classe ’99 sottolinea come questo cambiamento non sia stato forzato, ma un processo del tutto naturale: “È stata una cosa molto naturale. Nasco all’Atalanta e ho visto Toloi che è stato uno dei primi difensori fare questa cosa“.
Il vero salto di qualità, tuttavia, è avvenuto in nerazzurro. Pur intravedendosi i primi segni con Antonio Conte, è sotto la guida di Simone Inzaghi che gli automatismi offensivi sono stati portati all’eccellenza, complice anche la sintonia con Federico Dimarco. Bastoni identifica chiaramente il suo punto di forza: “La dote che forse mi differenzia dagli altri è la qualità con la palla e di fare la scelta giusta“.
Bastoni: ecco in chi si rivede
Questa intelligenza tattica, la capacità di spaziare e interpretare fluidamente i momenti della partita, è cruciale per la riuscita del modello di gioco moderno. Il difensore aggiunge anche un elemento fondamentale per l’efficacia sul campo, che trascende la singola dote tecnica: “Poi quando c’è sintonia in un gruppo tutto avviene più facilmente“.
La propensione offensiva del difensore, un tema sempre più attuale nel calcio contemporaneo, è per Bastoni un dato di fatto: “La propensione offensiva del difensore è una cosa che da un po’ di anni stanno cercando tante squadre. Non sempre viene come si vuole“.
Riconoscendo i suoi “simili” in Europa, l’interista ha citato Gvardiol come un esempio ammirevole e Riccardo Calafiori, capace di interpretare il ruolo in modo eccellente anche partendo da terzino. La chiosa finale di Bastoni riassume perfettamente la tendenza del calcio attuale: il difensore non è più solo colui che distrugge l’azione avversaria, ma “ora è anche quello che deve creare qualcosa in più“.
