Di Flavio Verzola.
Sant’Ambrogio è Milano.
Il 7 dicembre non è solo il giorno della Messa solenne in Basilica o dell’inaugurazione della Scala: è l’inizio ufficiale del Natale meneghino. È la fiera degli Oh Bej! Oh Bej!, le Civiche Benemerenze, l’accensione dell’albero in Duomo.
Insomma, non è Natale a Milano senza Sant’Ambrous.
Nel cuore dei milanesi, è una festa forse persino più sentita dell’Immacolata.
La leggenda vuole che Ambrogio sia stato scelto per la sua imparzialità – quanto servirebbe oggi in sala VAR! – e si racconta che abbia sconfitto il demonio con un calcio. Ogni riferimento al derby… non è puramente casuale.
E proprio ad Ambrogio si legò l’Inter nei suoi anni più bui, diventando Ambrosiana-Inter, per sopravvivere senza rinunciare alla propria anima. Il Meazza, nel frattempo, la rendeva immortale.
Derby lombardo, preoccupazioni e scaramanzie
In questo sabato pomeriggio pre-festivo, il Meazza ospita il derby lombardo contro il Como di Fabregas.
E gli interisti, si sa, alternano bausciate clamorose a cadute inspiegabili. Quel gene di follia è nel nostro DNA. Ecco perché, nonostante i favori del pronostico, nessuno si fida.
Ma stavolta i segnali pre-partita sono buoni:
• Tangenziale scorrevole (!)
• Arrivo puntuale (!!)
• Macchinetta del caffè funzionante (!!!)
Perfino il braccialetto scaramantico preso da un simpatico vu cumprà sembra promettere bene.
Se si perde, giuro: lo butto.
Si chiacchiera con i vecchi abbonati del settore – quelli che dopo anni diventano amici – e si ascoltano le solite gufate: tutti a incensare il bel gioco del “quasi nostro” Fabregas, dimenticando che oggi siamo entusiasti del nostro Conte Vlad.
Conte Vlad, l’Hotel Transylvania e il calcio vero
Sì, perché Cristian Chivu è diventato il nostro Dracula buono.
Ogni conferenza stampa è un piccolo capolavoro di lucidità, visione, intelligenza e… ironia.
Sembra uscito da Hotel Transylvania, ma parla come un tecnico di scuola europea, con cuore e cervello.
E non si fa tirare dentro le solite domande tendenziose:
“Si gioca Inter–Como. Punto.”
Como, la trappola del torello spagnolo
Il Como gioca bene.
Marchio di fabbrica: possesso palla, tocchi corti, barcellonismo puro. Se non li aggredisci, fanno torello e ti stendono.
Cris ha studiato: squadra alta, aggressiva.
Loro rispondono colpo su colpo. Qualche intervento oltre il lecito lascia mugugnare gli spalti, ma la squadra ha voglia, e si vede.
Gioca anche Gigi Henrique, finora bollato come “bidone”.
E invece oggi è degno della maglia che indossa.
Scappa sulla fascia, converge al centro, dribbla e serve a Lauti una caramella che vale l’1-0.
Premio aggiornato, traguardi riscritti, e il Toro non vuole certo fermarsi qui.
Partita chiusa? Neanche per sogno
Il Como non si squaglia. Anzi, continua a fare il suo gioco.
Siamo bloccati sul minimo vantaggio e col fiato sospeso.
A parte qualche uscita scriteriata del nostro Groviera Sommer, non corriamo veri rischi. Ma servirebbe il secondo.
Mi viene in mente quel canto su Enola Gay, hit degli OMD:
“Neroblu, un gollettino non basta più… ne voglio almeno tre…”
E via col ritornello in curva.
Tikus, Bare, Chala e il poker servito
A sciogliere le tensioni ci pensa Tikus, con un tocco sotto misura.
Due a zero.
Nel loro momento migliore. E si riparte all’assalto, con un’intensità che sembra quella di chi deve recuperare.
In un feroce raddoppio nasce il terzo:
• Recupero palla
• Tacco di Barella per Lautaro
• Palla per Michy, tiro rimpallato
• Arriva Chala: rasoiata, gol.
Tutto molto bello.
E il quarto è poesia nerazzurra:
Dimash vola a sinistra, crossa sul secondo palo, e Augusto finalizza.
4-0.
Forse severo per i lariani, ma frutto di un cinismo che stavolta ci ha premiati.
Cesc sincero, Inter concreta
Fabregas, onesto nel post:
“Sul piano del gioco, non c’era così tanta differenza.
Sulla concretezza, sì.”
E ha ragione.
Noi, quattro gol e almeno altre due o tre occasioni nitide.
Loro, molto fumo e poco arrosto.
Energia e profondità: ci siamo anche noi
L’energia che sprizza la creatura del vampiro è quasi entusiasmante.
Scaramanzia impone profilo basso, ma qualcosa si muove:
• Giocate verticali
• Riaggressione feroce
• Attacco profondo
• Gigi e Ciuf rassicuranti
• Gruppo compatto
Caschetto lo sa, e non manca occasione per lodare i suoi ragazzi. Ora servono vittorie pesanti.
E guarda caso… arriva il Liverpool
Eh già.
Che combinazione.
Il Liverpool al Meazza.
Ferito, rabbioso, affamato.
Ma chissà… magari è proprio questa l’occasione per il salto di qualità definitivo.
Marcia Avanti.
Senza limiti. E senza paura.
