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La lunga storia del deferimento del Manchester City

Il Manchester City escluso dalle competizioni europee ora ricorre al TAS

La lunga storia del deferimento del Manchester City

Il Manchester City escluso dalle competizioni europee ora ricorre al TAS

La lunga storia del deferimento del Manchester City. Il Manchester City è stato escluso dalla Champions League e più in generale da tutte le coppe europee per le prossime due stagioni (2020/21 e 2021/22) e dovrà pagare alla Uefa una multa di 30 milioni di euro, per aver commesso «gravi violazioni del regolamento sulle licenze e sul Fair Play Finanziario».

Lo ha stabilito nella giornata di venerdì 14 febbraio 2020 la Camera Giudicante dell’Organo di Controllo Finanziario per Club (CFCB), l’organo indipendente della Uefa deputato a giudicare i casi di violazione del regolamento sul Fair Play Finanziario.

La decisione che ha portato il Man City all’esclusione dalla Champions League per le prossime due stagioni è arrivata al termine di un lunghissimo braccio di ferro tra il club di proprietà dello sceicco di Abu DhabiMansour bin Zayed Al Nahyan, e la Uefa.

Un braccio di ferro iniziato nel 2014, sei anni dopo l’acquisizione del Manchester City football club da parte degli sceicchi arabi (operazione avvenuta nel 2008 attraverso l’Abu Dhabi United Group o ADUG), e che non è ancora terminato, visto che il club presieduto da Khaldun al-Mubarak, braccio destro dello sceicco Mansour, e guidato dal CEO Ferran Soriano ha preannunciato ricorso contro la decisione della Uefa al Tribunale arbitrale per lo sport di Losanna (TAS).

Ma vediamo nel dettaglio quali sono state le motivazioni alla base della decisione della Camera Giudicante dell’Organo di Controllo Finanziario per Club (CFCB) che hanno portato all’esclusione del Manchester City f c  dalla Champions League (e più in generale da tutte le competizioni europee per club) per le stagioni 2020/21 e 2021/22, oltre alla multa di 30 milioni di euro.

Le violazioni del Fair Play Finanziario. Poiché la decisione della Camera Giudicante sulle violazioni del Fair Play Finanziario da parte del Mcfc è soggetta al ricorso al Tribunale arbitrale per lo sport (TAS) e il club di proprietà dello sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan ha annunciato di farvi ricorso, la Uefa ha fatto sapere che «la decisione motivata completa della Camera Giudicante non sarà pubblicata prima della pubblicazione del giudizio finale da parte del TAS».

Le ragioni che hanno portato alla decisione della CFCB di escludere il Manchester City Football Club dalla Champions League, oltre alla multa da 30 milioni di euro, sono state tuttavia indicate sommariamente nel comunicato emesso sul sito ufficiale Uefa.com nella serata di venerdì 14 febbraio 2020 e sono le seguenti:

  • Il Manchester City Football Club ha commesso gravi violazioni del regolamento sulle licenze e sul Fair Play Finanziario per Club UEFA sopravvalutando le entrate della sua sponsorizzazione nei suoi conti e nelle informazioni sul pareggio in bilancio presentate alla UEFA tra il 2012 e il 2016.
  • Il Manchester City Football Club non ha collaborato all’inchiesta sul caso da parte della Camera Giudicante dell’Organo di Controllo Finanziaro per Club della Uefa.

Manchester City violazione fair play finanziario – Le tappe delle vicenda

In attesa che il TAS si pronunci sul ricorso presentato dal Manchester City FC sulla decisione Camera Giudicante dell’Organo di Controllo Finanziaro per Club della Uefa di escludere il MCFC dalla Champions League per due anni, è comunque possibile approfondire le ragioni di tale decisione passando in rassegna le tappe del lungo braccio di ferro tra il club di proprietà dello sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan e la Uefa, attraverso gli articoli pubblicati in questi anni su Calcio e Finanza e sulla stampa internazionale e i documenti ufficiali pubblicati sul sito Uefa.com.

Fair play finanziario, le multe a Manchester City e PSG del 2014

La prima volta che il Manchester City finisce sotto la lente della Uefa per presunte violazioni del regolamento sul Fair Play Finanziario risale al 2014.

Il 2 maggio 2014, attraverso il sito Uefa.com, la Uefa fa sapere di avere chiesto a 76 club dei 237 che hanno preso parte alle competizioni europee nella stagione 2013/14 un supplemento di informazioni in merito al rispetto dei parametri del Fair Play Finanziario.

Di questi 76 club, spiega ancora la Uefa, 67 sono risultati in linea con il regolamento, mentre i restanti 9 saranno sottoposti ad ulteriori controlli.

Nel comunicato la Uefa non fa i nomi dai 9 club finiti sotto indagine, ma sulla stampa iniziano a circolare i nomi dei due club controllati da azionisti con sede in Paesi del Golfo Persico: il Manchester City (Abu Dhabi) e il Paris Saint Germain (Qatar).

Il 6 maggio 2014, pochi giorni prima che il Manchester City sotto la guida dell’allenatore argentino Manuel Pellegrini vinca per la quarta volta nella sua storia la Premier League, classificandosi al primo posto davanti al Liverpool di Stevan Gerrard e al Chelsea, allora guidato da Josè Mourinho, l’emittente televisiva britannica Sky Sports annuncia che Man City e Paris Saint Germain sarebbero state duramente sanzionate dalla Uefa per la violazione del regolamento del Fair Play Finanziario.

L’ufficialità da parte della Uefa arriva il 16 maggio 2014 con una nota ufficiale diramata attraverso il sito Uefa.com.

Nessuna esclusione dalla Champions League per Manchester City e PSG, che “si salvano” sottoscrivendo un accordo con la Uefa (settlement agreement) che prevede:

  • una multa di 60 milioni di euro per ciascuno dei due club;
  • la limitazione della rosa a 21 giocatori nelle competizioni europee, di cui 8 cresciuti nel vivaio dei club;
  • l’impegno al raggiungimento del pareggio di bilancio in un orizzonte temporale prestabilito.

Nell’ambito del settlement agreement siglato il 16 maggio 2014 la Uefa impone inoltre al Manchester City di:

  • chiudere l’esercizio 2013/14 con una perdita di bilancio di massimi di 20 milioni di euro;
  • chiudere l’esercizio 2014/15 con una perdita di bilancio di massimi 10 milioni di euro nell’esercizio 2014/15.

Sempre nell’ambito del settlement agreement del 16 maggio 2014, come riportato nei documenti pubblicati sul sito Uefa.com, il Man City si impegna con Nyon a non incrementare il costo della rosa nelle stagioni 2014/15 e 2015/15.

Tuttavia se il Manchester City Football Club fosse riuscito a rispettare il proprio impegno in termini di risultato netto, il limite all’incremento al costo della rosa sarebbe stato rimosso a partire dalla stagione 2015/16.

Perché il Manchester City è stato sanzionato nel 2014

Nel comunicato ufficiale diramato attraverso il sito Uefa.com il 16 maggio 2014 e nel testo del settlement agreement tra il MCFC e la Uefa non viene fatta menzione di quali sarebbero state le violazioni del regolamento del Fair Play Finanziario da parte del club di proprietà dello sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan.

Esaminando i bilanci del Manchester City FC per gli esercizi 2011/12 e 2012/13, presi in esame dalla Uefa in fase di prima applicazione del regolamento sul Fair Play Finanziario, sembrerebbe a prima vista evidente che il MCFC non abbia rispettato il principio del pareggio di bilancio (break even requirement).

In fase di prima applicazione, il regolamento, nella versione in vigore nel 2014, prevedeva infatti una perdita massima aggregata, calcolata sui bilanci delle stagione 2011/12 e 2012/13, di 5 milioni di euro oppure un rosso massimo di 45 milioni di euro, ma a condizione che tale perdita venisse coperta da contributi di capitale degli azionisti e/o contributi incondizionati (vale a dire senza obblighi di restituzione o scambio) di parti correlate.

Considerato che il Manchester City f c ha chiuso il bilancio 2011/12 con un risultato ante imposte negativo per 117,9 milioni di euro e il bilancio 2012/13 con un rosso prima delle tasse di 62,3 milioni, sembrerebbe evidente lo sforamento della soglia dei 45 milioni previsto dal regolamento Uefa, avendo il MCFC accumulato un rosso aggregato di 180,2 milioni di euro.

Sempre in fase di prima applicazione, il regolamento sul Fair Play Finanziario (edizione 2012) di cui all’allegato XI comma 2,  “Players under contract before 1 June 2010”, consentiva però di escludere dai costi rilevanti ai fini del calcolo del break even i contratti con i calciatori sottoscritti prima del 1° giugno 2010.

Secondo le stime effettuate da Ed Thompson sul blog www.financialfairplay.co.uk nell’articolo “Manchester City’s 2011/12 accounts – the Devil is in the detail”, l’ammontare di tali contratti per il Manchester City sarebbe stato di 80 milioni di sterline, circa 95,2 milioni di euro al cambio del 2012.

Tuttavia, come ben spiegato dall’analista finanziario Luca Marotta sul suo blog, tale clausola poteva essere applicata solo per il bilancio 2011/12 e solo a fronte di altre due condizioni:

  1. La perdita dell’esercizio 2011/12 avrebbe dovuto essere la causa dello sforamento del risultato aggregato 2011/12 e 2012/13;
  2. Il club avrebbe dovuto avviare un percorso virtuoso di risanamento finalizzato al raggiungimento dell’equilibrio economico. «Nel caso del Manchester City», osserva Luca Marotta in un’analisi del 6 febbraio 2014 (“Il Manchester City, il Financial Fair Play e la vendita dei diritti di utilizzo di opere dell’ingegno“, «sembrerebbe che le due condizioni ricorrano entrambe».«Inoltre», prosegue Marotta, «si possono escludere le spese per le strutture sportive ed il settore giovanile, che nel caso del City sono stimabili, in £ 15 milioni (17,85 milioni di euro, ndr) per il 2011/12 e £ 14,1 milioni (16,92 milioni di euro, ndr) nel 2012/13, stimando in £ 8,4 milioni (circa 10 milioni di euro, ndr) le spese per il settore giovanile».«La possibilità di centrare il break-even result», conclude Marotta, «dipenderà dalla valutazione al fair value delle transazioni con parti correlate», ovvero con le aziende di proprietà o legate a doppio filo allo sceicco Mansour o al governo di Abu Dhabi.Nello studio di Luca Marotta, è esposta una simulazione dei conti del Manchester City ai fini del Fari Play Finanziario per gli esercizi 2011/12 e 2012/13, da cui emerge come, senza rettifica al fair value delle transazioni effettuate dal MCFC con le parti correlate, la soglia massima di 45 milioni di euro di rosso aggregato non sarebbe oltrepassata.Il tema dei rapporti tra il Manchester City Football Club e le parti correlate, ovvero le aziende di proprietà dello sceicco Mansour e del governo di Abu Dhabi, rappresenta il fulcro di tutta la vicenda relativa alla dialettica tra il MCFC e la Uefa in merito al Fair Play Finanziario. Dialettica durata anni e sfociata nella decisione della Uefa del 14 febbraio 2020 di escludere il Manchester City dalla Champions League per due stagioni.

    Un veloce sguardo ai bilanci può aiutare a comprendere meglio la questione.

    Nel 2008/09, la prima stagione dopo l’acquisizione del Man City da parte dello sceicco di Abu Dhabi, i ricavi caratteristici del club (al netto dunque della gestione del parco calciatori) erano pari 87,8 milioni di sterline. Nel 2011/12 e nel 2012/13, le due stagioni monitorate inizialmente dalla Uefa e al centro del settlement agreement del maggio 2014, i ricavi caratteristici del Manchester City f c si attestano rispettivamente a 243,9 e 318,7 milioni di sterline.

    A trainare l’impetuosa crescita dei ricavi del MCFC sono stati in particolare i ricavi commerciali, passati dai 23,3 milioni di sterline del 2008/09 ai 121,1 milioni di sterline del 2011/12 per salire ulteriormente nel 2012/13 fino a 143 milioni di sterline.