L’Inter nei playoff di Champions League se la vedrà con il Bodo/Glimt, club norvegese che gioca a pochi chilometri dal Circolo Polare Artico. Ridurli però alla sola forza del fattore ambientale sarebbe un errore: i gialloneri hanno dimostrato di saper colpire anche lontano dal loro stadio e dal campo sintetico. L’ultima impresa è arrivata mercoledì, con la vittoria sul campo dell’Atlético Madrid. Prima ancora avevano messo in seria difficoltà la Juventus, strappato un pareggio al Borussia Dortmund e superato con un netto 3-1 il Manchester City di Guardiola.
Volto simbolo è un ex Milan
Il volto simbolo della squadra è Jens Petter Hauge. L’ex Milan, ala destra classe 1999, è il riferimento offensivo del Bodo/Glimt: quattro gol in otto presenze in questa Champions, accelerazioni devastanti, uno contro uno continuo e l’obiettivo dichiarato di conquistare un posto nella Norvegia che sogna il Mondiale americano, nazionale con cui conta già 13 presenze e una rete.
Dietro a questa crescita c’è la mano di Kjetil Knutsen, in panchina dal 2018 e vero architetto del progetto. Sotto la sua guida il Bodo/Glimt ha conquistato quattro titoli nazionali in cinque stagioni e ha compiuto il definitivo salto di qualità anche in Europa. Il campionato norvegese si è chiuso a novembre e ripartirà solo a metà marzo: in questo periodo la squadra ha giocato esclusivamente la Champions League, concentrando tutte le energie sul palcoscenico europeo.
Dal 2006 l’Aspmyra Stadion è dotato di un terreno in erba sintetica, spesso un’arma in più per i padroni di casa, così come l’abitudine a condizioni climatiche rigide che per molte avversarie rappresentano un ostacolo ulteriore. Un mix di identità, intensità e organizzazione che rende il Bodo/Glimt un avversario tutt’altro che banale per l’Inter.
