Manuel Akanji, nuovo difensore dell’Inter, si è raccontato in una lunga intervista a On Board, programma su Inter TV e DAZN dedicato ai nuovi acquisti. Il centrale svizzero ha ripercorso i momenti chiave della sua carriera, partendo dai primi successi con il Basilea: “Ricordo il primo trofeo vinto da calciatore professionista: campionato e coppa, 3-0 contro il Sion. Era bello avere tutta la mia famiglia lì, mio padre, che gioca a calcio e tennis, e mia mamma, ex atleta, ora maestra di sci. Quei momenti ti restano nel cuore“, ha raccontato. Akanji ha inoltre parlato con orgoglio dei suoi tre figli, due maschi e una femmina, e di come cerchi di gestire il loro avvicinamento al calcio.
Il difensore ha anche ricordato le emozioni vissute con la Nazionale svizzera, sottolineando momenti indimenticabili come gli Europei 2021: “Ai rigori contro la Francia, dopo essere stati sotto 3-1, abbiamo rimontato e vinto. Giocare per la Svizzera è un onore enorme. Il mio rapporto con Sommer è ottimo, mi ha scritto quando sono arrivato all’Inter e a volte mi accompagna agli allenamenti, è un grande amico“.
Akanji parla del suo passaggio e delle sue ambizioni con l’Inter
Akanji ha parlato della sua infanzia a Wiesendangen, città in cui è cresciuto e dove ha iniziato a giocare a calcio insieme a sua sorella maggiore: “Ho iniziato a sei anni, seguendo mio padre. Ho giocato lì fino a 11 anni, poi sono passato a un’altra squadra. Nonostante la famiglia ora viva altrove, quella città resterà sempre nel mio cuore“. L’ex City ha inoltre rivelato la sua passione per la matematica: “Non ho mai avuto bisogno di calcolatrice, ero bravo fin dalle elementari e ho continuato a esercitarmi anche con numeri di targhe e calcoli più complessi, ma nel calcio non mi aiuta direttamente“.
Infine, Akanji ha parlato del suo arrivo all’Inter e delle ambizioni personali: “La prima maglia che ho avuto è stata quella di Vieri. Ho sempre seguito l’Inter, ma non ero tifoso. Ora sono qui e sono felice: voglio vincere più trofei possibile, giocare in qualsiasi ruolo mi serva e migliorare come calciatore e come persona. Questo è ciò che conta di più“.
