A rigor di logica

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Di Flavio Verzola.

A rigor di logica, implica un ragionamento razionale, coerente e consequenziale, nella sua logica, senza coinvolgimenti emotivi o sentimentali. Proprio quello che ci serve per provare a capire ciò che non si riesce a capire. Il ricorso alla parola “rigor” è puramente voluto e affatto casuale.

Avrei potuto magari scrivere di “rigor mortis”, ma l’Inter vista con i Reds non è affatto morta, nemmeno troppo malata, ma qualcosa ancora qui non va!
Vedi caro amico, cosa ti scrivo e ti dico…

Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
Porterà una trasformazione
E tutti quanti stiamo già aspettando.

Perché doveva essere, o meglio… avrebbe potuto essere la partita della svolta, la partita in cui la concentrazione sarebbe dovuta essere massima fino al fischio finale, la partita da non perdere, dopo il pasticciaccio atletico, giusto per affrontare gli ultimi due ostacoli con l’acqua bassa e non alla gola.
E invece ci ha messo lo zampino un tremebondo sturmtruppen, giusto per ricordare l’eterno Bonvi mancato il 10 dicembre 1995. Con alcune scelte scellerate quanto incomprensibili, che hanno deciso inequivocabilmente il risultato finale.

Liverpool non è certo la città che tutti sognano di visitare. Città portuale piuttosto caotica e sporca, divisa dal fiume Mersey che sfocia giusto nella baia di Liverpool, garantendo una via navigabile nella città.
Nella zona di Royal Albert Dock, vecchi magazzini hanno lasciato il posto a ritrovi e musei, ridando vitalità e interesse ad una zona destinata al decadimento.

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Liverpool è tuttavia famosa nel mondo fondamentalmente per due cose: il calcio e i Beatles!

L’Everton è il club calcistico più antico della città, acerrimi nemici del più blasonato Liverpool. Anfield è la sua cattedrale, la roccaforte, il fortino quasi inespugnabile dei Reds.
Protagonisti, non sempre in positivo, nella storia del calcio europeo, tra Champions vinte con rimonte leggendarie – indimenticabile quella del 25 maggio 2005 contro i ratti a Istanbul – e assurde quanto dolorose tragedie, che tutti noi vorremmo dimenticare, come la strage dell’Heysel con 39 vittime nella finale con la Juventus.

I Beatles e Liverpool sono un connubio indivisibile. I Fab Four hanno portato una vera e propria rivoluzione musicale, diventando ora e per sempre un riferimento eterno e incrollabile per tutti gli amanti della musica.

Forse John Winston Lennon, morto assassinato l’8 dicembre 1980, ha voluto mettere una buona parola agli dei del calcio.
E purtroppo Peppino Prisco, morto il 12 dicembre 2001, non ha potuto o voluto fare altrettanto!

Tant’è che una partita destinata forse al pareggio, tra due squadre malaticce, è stata condizionata pesantemente da rigori clamorosi non visti e rigorini inesistenti visti con la lente d’ingrandimento.

A rigor di logica, appunto, certe coincidenze cominciano a diventare troppe, al punto che ignorarle, colpevolizzando la sfortuna, sarebbe troppo semplicistico e profondamente sbagliato.

Prendiamo gol nei minuti finali, nonostante la mole di gioco e l’indiscutibile capacità dei nostri attaccanti, non realizziamo quello che potremmo.
Il tabellino degli scontri diretti, per un motivo o per un altro, è drammaticamente in negativo:

  • che sia per il guardalinee che dà un rigore inesistente;
  • che sia per un fallo non visto su Bonnino con la gobba;
  • che sia per un rigore sbagliato con i ratti;
  • che sia per una simulazione contro il Liverpool…
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Perdiamo.
Questa è una logica senza se e senza ma.

Certo che la maglia non deve essere tirata – su questo il regolamento parla chiaro – e Basto non avrebbe dovuto farlo, punto.
Altrettanto vero che il giocatore del Liverpool crolla a terra come se gli avessero sparato, mentre l’arbitro decide correttamente, il VAR interviene quando non dovrebbe e ribalta la situazione!

Ma non siamo a 4 Ristoranti con il voto di Borghese: non si può perdere per un errore simile!

Se poi vogliamo fare dietrologia, Liverpool rappresenta sicuramente un brand storico, se non leggendario.
Pur in grosse difficoltà in Premier, perderlo anche in Champions non sarebbe stata cosa buona per il marketing dell’Uefa.

Che sia arrivata una telefonatina al crukko dal fischietto facile?
Non possiamo saperlo.

Di certo sono deluso.
Mi aspettavo qualcosina di più dai nostri ragazzi, e invece è bastata una spallata arbitrale per farci cadere.

Non ci resta che citare, con un pizzico di amarezza, un brano proprio dei Beatles del 1970:

“Ci sarà una risposta, lascia che sia.
There will be an answer, let it be.”

Ciao Peppino, sei sempre nei nostri cuori.
Marcia Avanti.

Flavio Verzola
Flavio Verzola
Sessant'anni compiuti, sempre con l'Inter nel cuore. Tanti chilometri, tanti amici, tante gioie e qualche dolore, ma quando il nerazzurro ti entra nel cuore e nell'anima, non ne puoi più farne a meno.
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