Ventura e il giallo delle Iene: annuncia le dimissioni, poi nega.

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Ventura e il giallo delle Iene: annuncia le dimissioni, poi nega.

«Mi dimetto? Sì». Così il c.t. azzurro alle «Iene». Si deve solo trovare un accordo sulla sua buonuscita. Il presidente federale vorrebbe restare...

 

La riunione in casa Figc si terrà mercoledì a Roma. E si deciderà sicuramente il destino di Gian Piero Ventura. Che infatti non ci sarà. Poi in altra sede verrà affrontato anche il destino del presidente della Figc Carlo Tavecchio, anche lui in bilico, ma che vuole resistere. Ma questa è un’altra storia. Per prima cosa occorre dare una nuova guida alla Nazionale. Perché ciò che è certo è che la permanenza di Ventura sulla panchina azzurra è solo questione di giorni se non di ore. «Siamo profondamente amareggiati e delusi per la mancata qualificazione al Mondiale, è un insuccesso sportivo che necessita di una soluzione condivisa e per questo ho convocato domani una riunione con le componenti federali per fare un’analisi approfondita e decidere le scelte future» spiega Tavecchio all’Ansa. Scelte che Ventura sembra confermare, visto che, a domanda del programma televisivo «Le Iene», che lo hanno intercettato all’arrivo all’aeroporto di Bari, avrebbe annunciato il suo addio: «Mi dimetto? Sì». Anche se poi il ct, ancora in carica, si è affrettato a negare: con un sms all’Ansa di avere annunciato dimissioni all’inviato delle Iene: «Non ho mai detto questo».

La trasmissione ha diffuso una clip in cui si vede un inviato che chiede al tecnico, in un atmosfera concitata (Ventura, attorniato, invoca più volte «educazione»), «Si dimette o no? Ce lo promette?». «Sì», risponde l’allenatore, senza guardare l’interlocutore. Parole stridenti Lunedì notte Ventura, subito dopo lo 0-0 con la Svezia che ci è costato la qualificazione al Mondiale di Russia 2018 aveva detto: «Se mi sono dimesso? No, perché non ho nemmeno parlato con il presidente. C’è da valutare un’infinità di cose, parleremo con la Federazione, ci confronteremo e affronteremo la situazione».

Ciò che è sicuro però è che prima di mandare via il c.t. azzurro va trovato un accordo economico con l’ex allenatore del Torino. Il quale guadagna quasi 1,5 milioni di euro netti e ha un contratto fino al giugno 2020, che però ora sarebbe nullo in quanto legato alla qualificazione mondiale. Il benservito a Ventura costerebbe, in mancanza di un accordo, circa 1,5 milioni lordi, quelli che la Figc gli deve fino a giugno 2018. Più probabile quindi che si vada verso un accordo. Dimissioni in cambio di buonuscita. Molto diversa era stato il caso di Prandelli nel 2014 che aveva il contratto in scadenza e che quindi si era dimesso subito dopo l’eliminazione in Brasile.

Cairo... Sul caso Ventura è intervenuto anche il presidente del Torino Urbano Cairo: «Sinceramente, alla fine di questa avventura non ho visto il Ventura che conoscevo. Mi è sembrato di vedere quasi un ospite più che un ct». «Forse Ventura è più un allenatore da squadra che da nazionale», ha osservato Cairo, prima di partecipare alla commissione diritti tv della Lega Serie A.

Caso Tavecchio Dopo il caso Ventura, saranno altre autorità, a cominciare dal Coni ad affrontare il caso Tavecchio. È vero che, per restare a tempi recenti il presidente della Figc Abete si era dimesso solo dopo due eliminazioni al primo turno al Mondiale. Ma almeno allora la Nazionale al Mondiale c’era arrivata e in mezzo c’era stata la finale all’Europeo del 2012. Quindi anche la posizione di Tavecchio è in bilico. Sono escluse al momento le sue dimissioni. Anzi chi gli è vicino è convinto che il n.1 della Figc voglia ripartire da un grande nome sulla panchina della Nazionale (Ancelotti, Allegri, Mancini o Conte). Mantenendo il suo posto. Sarà possibile dopo un’eliminazione che non avveniva dal 1958? Il suo destino è più che mai nelle mani delle massime autorità sportive e in quelle del mondo della politica. Sul caso Tavecchio si è espresso ancora una volta Cairo che ritiene che anche il presidente della Figc abbia le sue responsabilità: «Ci mancherebbe, non voglio entrare in ciò che deve fare o non deve fare ma certo è che se da 60 anni andavamo sempre al Mondiale, questa cosa è epocale, di un’importanza notevolissima. Poi c’è un fatto di sistema. Del resto le responsabilità sono molte, il calcio italiano ha fatto male nei Mondiali del 2010 e del 2014, ora è il tempo di pensare a una rifondazione globale, in profondità, dalle radici».

Fonte Corriere della Sera

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