Il primo trionfo di Massimo Moratti...

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Il primo trionfo di Massimo Moratti...

Lasciato lo scettro nelle mani delle formazioni tedesche per due stagioni, l’Italia torna sul trono della Coppa Uefa. 

 

 

Il torneo presenta la novità della finale secca al posto della tradizionale doppia sfida. Una formula già adottata due volte ai tempi della Coppa delle Fiere, nel 1964 e nel 1965, riscuotendo scarso successo presso i club. A centrare il terzo trionfo nella competizione (tutti negli anni ’90) è l’Inter del Fenomeno Ronaldo. Massimo Moratti è riuscito nell’estate del 1997 a strapparlo al Barcellona per la cifra record di 51 miliardi con l’intento di farne il pilastro della squadra affidata a Gigi Simoni. In finale i nerazzurri prevalgono sulla Lazio nell’ormai consueto derby italiano, il quarto nelle ultime nove edizioni, nona presenza di almeno una squadra italiana all’atto conclusivo del torneo negli ultimi dieci anni. Le altre due formazioni del Bel Paese iscritte alla competizione fanno invece poca strada: la Sampdoria di Cesar Luis Menotti si arrende al primo turno contro l’Athletic Bilbao, mentre l’esordiente Udinese fa appena un passo in più uscendo a testa alta per mano dell’Ajax.

Mentre il cammino della Lazio fino alla finale è tutto sommato tranquillo, l’Inter accreditata del ruolo di favorita si trova più volte con le spalle al muro a fronteggiare lo spettro dell’eliminazione. Ha però grande carattere, la squadra di Simoni, e spinta dalle magie di Ronaldo e dalla grinta di Simeone e Zanetti esce sempre da situazioni intricate. A partire dal secondo turno, quando i nerazzurri perdono 2-1 in casa contro il Lione dopo una serie di 11 risultati utili consecutivi, campionato compreso. L’Inter fa però valere la sua netta superiorità in Francia e trascinata da un eccellente Moriero centra il 3-1 sufficiente a garantire la qualificazione. Negli ottavi di finale di fronte a Ronaldo e soci si para nuovamente una formazione francese: lo Strasburgo, che al turno precedente aveva eliminato il Liverpool. E ancora una volta si rischia il tracollo; i transalpini freddano Pagliuca due volte nei primi venti minuti e si portano a casa la partita resistendo agli sterili attacchi interisti. A San Siro serve una nuova impresa, comunque alla portata della formazione di Simoni, nettamente più forte degli avversari.

Il ribaltone riesce un’altra volta nonostante un errore dal dischetto del Fenomeno brasiliano e gli strepitosi interventi di Vencel, il portiere dello Strasburgo. Grande artefice del 3-0 è Simeone, autore di un gol e uomo di sostanza del centrocampo interista che ha trovato il suo equilibrio con Cauet al fianco dell’argentino e l’incursore Zanetti.La rivincita dell’ultima finale va in onda nei quarti ed è un nuovo confronto al cardiopalma. Ronaldo trascina l’Inter e le regala il primo round a San Siro per 1-0, ma lo Schalke pareggia il conto proprio in extremis a Gelsenkirchen con l’ex genoano Goossens. Dopo appena due minuti del supplementare ci pensa Taribo West di testa, su azione di corner, a regalare all’Inter la qualificazione. In semifinale, mentre la Lazio si dimostra solidissima contro l’Atletico Madrid di Vieri e strappa il visto per la finale con la vittoria in Spagna per 1-0 firmata Jugovic, l’Inter soffre ancora enormemente. Il 2-1 rifilato a San Siro allo Spartak Mosca non fa dormire sonni tranquilli e in Russia, dopo 12 minuti, Tikhonov estromette virtualmente i nerazzurri dalla finale.

Ci si aspetta che sia nuovamente Ronaldo a tirare i suoi compagni fuori dalle secche e puntualmente il brasiliano non si esime timbrando la doppietta che vale il quarto derby italiano in una finale Uefa. A Parigi la gara si incanala subito sui binari preferiti da Simoni: al 4′ infatti l’Inter è già in vantaggio con Zamorano bravo a evitare la trappola del fuorigioco e a battere Marchegiani in uscita. La rete permette ai nerazzurri di giocare di rimessa, mentre la Lazio deve per forza sbilanciarsi alla ricerca del pari. I biancocelesti non sono in grande serata, l’Inter è sempre pericolosa e al quarto d’ora del secondo tempo chiude il conto. Dopo un angolo, Zanetti raccoglie la respinta della difesa laziale e lascia partire uno splendido esterno destro che termina il suo volo sotto l’incrocio, alla sinistra di Marchegiani. Con la Lazio tutta sbilanciata arriva anche il 3-0, con un classico contropiede concluso personalmente da Ronaldo, protagonista di un duello da scintille con Nesta, a sigillare una Coppa (il primo trofeo dell’era Moratti) che porta il marchio d.o.c. del Fenomeno.

 


 

 

Fonte: Storie di calcio - altervista

 

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