Storie di sfide: finale Champions League 2014 Real Madrid-Atletico Madrid 4-1

REAL ATLETICO 4 1

...Invece arriva mister 100 milioni, Gareth Bale, e riporta tutti sulla terra, togliendo anche i rigori a un Atletico che dopo la capocciata di Sergio Ramos, nel recupero, non poteva sperare di meglio. Poi arrivano Marcelo, a mettere la parola fine, e gli addominali di Ronaldo, dopo il rigore, a prendersi i flash. Flash da Decima, flash da ossessione che diventa realtà. La lettura da lacrimuccia romantica, con la curva colchonera che ringrazia comunque, e Simeone che difende l’onore dei suoi facendosi cacciare, è una possibile. Non l’unica, e soprattutto non rende abbastanza onore ai blancos, che si ribellano al copione già scritto.

E all’impresa di Ancelotti, 5 Champions, 3 da allenatore, una al primo colpo alla Casa Blanca, dove da dieci anni avevano fallito tutti, anche quelli speciali. È la notte di Carlo. È la notte di Angel Di Maria, che non trovate nel tabellino, ma è il vero mvp, e decide con una fuga in diagonale la partita (sul suo tiro parato la testa di Bale). Del capitano Casillas che alza la coppa, del legionario Ramos che non abbassa mai la testa, di Cristiano che completa una stagione da paura. Il 2014 è iniziato col Pallone d’oro, al giro di boa ecco la Champions. Poteva essere una settimana da Dio. Una settimana da God-in. Diego Godin ha in comune con Maradona il nome. E basta. Con Simeone non solo quello: la sua garra uruguaiana è in pieno spirito Cholo, la sua attenzione difensiva pure. In otto giorni segna il gol che vale la Liga e uno in finale di Champions. La rete (ottava stagionale) che sblocca il match arriva al 36’ e, ovviamente, da corner: la difesa del Real la butta fuori, Villa la ributta dentro. Casillas si butta alla garibaldina: uscita a vuoto. Godin anticipa Khedira, il fu “San Iker” insegue la palla, la smanaccia quando è già dentro: 1-0.

A lungo, fino al recupero, è la rete che vale un “doblete” impensabile. Ma al minuto 93, l’Atletico re dei calci piazzati (sui due fronti) da corner il gol lo prende: cross di Modric, testa di Sergio Ramos che si libera di Tiago. Angolatissimo, perfetto: supplementari. Una settimana di interrogativi, una pioggia di pareri medici, un po’ di placenta di cavallo, qualche scatto in allenamento, e poi 8 minuti e 55 di gioco: Diego Costa dura poco, pochissimo (meno che a Barcellona, allora i minuti furono 16). Non è guarito affatto, facendo sembrare l’azzardo di Simeone un omaggio al suo attaccante, o un bluff. Senza di lui il 4-4-2 iniziale si trasforma quasi in un 4-5-1, l’Atletico pare rintanarsi, ma sta solo pensando. Incassato il colpo, si riorganizza e riparte. Colpisce, poi chiude tutto, per 92 minuti.

L’organizzazione difensiva fa molto, ma l’Atletico non è solo barricate. Juanfran e Filipe Luis sono esterni sontuosi, la difesa quando chiude, gioca la palla, esce a testa alta. Gabi è talmente ovunque che paiono tre fratelli: uno legna, quando serve, uno corre, sempre e comunque, il terzo ragiona e imposta. E poi ci sono gli altri, gli ingranaggi del meccanismo quasi perfetto. “Nomi”, direbbe Simeone. Nomi arrivati a 2’ dalla storia. E c’è la mistica, il fato, quello sembra impedire al Real, nella ripresa, di trovare la deviazione giusta. Bale sfrutta un errore di Tiago: fuori. Ronaldo di testa: fuori. Bale si invola: fuori. Ronaldo fa la torre, Marcelo arriva un attimo tardi. Ma al fato ci si può ribellare. Anche se non è il miglior Real possibile. Benzema, l’altro recuperato, non si vede mai, CR7 è meno straripante del solito, Bale va, ma è impreciso. Isco e Marcelo (azzeccatissimi cambi di Ancelotti) rivitalizzano una squadra che reagisce quando è disperata. A lungo Di Maria e Ramos paiono i soli a non sentire il peso della storia, della Decima. Già Ramos, l’eroe della semifinale, l’aizzatore di curva, quando quella blanca è mogia per il gol preso. Dà una nuova rappresentazione dell’ideale “fino alla fine”. Fino alla Decima, e tanti saluti alle favole.

Che notte, ragazzi…

 

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