Storie di sfide: Italia-Argentina semifinale Coppa del Mondo Italia 90

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Così si intitola una puntata della fortunata trasmissione “Sfide”, andata in onda una quindicina di anni fa, dedicata ai drammi sportivi della Nazionale italiana, eliminata ai rigori nei mondiali del ’90, ’94 e ’98. Il primo atto di questa incredibile e sfortunata serie va in scena il 3 luglio 1990, a Napoli.

Per un incredibile caso, dovuto ai sorteggi, l’Italia abbandona l’Olimpico di Roma, dove ha sempre vinto nelle cinque precedenti partite, per giocare al San Paolo la semifinale contro l’Argentina, capitanata da Maradona. Ma Maradona, a Napoli, è una specie di divinità.

Da esperto uomo di calcio, sa che la sua squadra non è la stessa del 1986 e inizia una campagna per portare i napoletani dalla parte dell’Albiceleste, dichiarando che l’Italia si ricorda di loro solo quando c’è da fare il tifo per la Nazionale. Le sue parole scatenano polemiche, e portano una frangia minoritaria di sostenitori dell’Italia non contro gli azzurri, ma comunque a suo favore. Il San Paolo non è pieno in ogni ordine di posto quando le due nazionali scendono in campo. C’è qualche vuoto, ma il colpo d’occhio è comunque apprezzabile.

Sugli spalti, tante bandiere italiane. I napoletani applaudono l’inno argentino e Maradona fa un cenno d’approvazione col capo, dopo i fischi di San Siro nella gara d’apertura contro il Camerun. Il ct dell’Italia, Azeglio Vicini, a sorpresa tiene in panchina Baggio per far posto al suo pupillo, Gianluca Vialli.

La Nazionale parte bene e dopo una ventina di minuti è già in vantaggio con una fortunosa ribattuta di Schillaci su una respinta corta del portiere argentino Goycoechea. La partita, dopo il goal, diventa noiosa. L’Italia pare averne di più ma è contratta, non riesce ad affondare il colpo.

L’Argentina, sorniona, ne approfitta nella ripresa, segnando con Caniggia la rete del pareggio. L’attaccante, che gioca in Italia con l’Atalanta, approfitta dell’imperfetta uscita di Zenga per insaccare l’1-1. Vicini le tenta tutte per raddrizzarla e portare a casa la vittoria. Inserisce Baggio e Serena per Vialli e Giannini, ma pareggio si trascina fino alla fine dei supplementari, nonostante un inspiegabile recupero di 5 minuti nel primo supplementare, deciso dall’arbitro Vautrot. Gli argentini sono infallibili dal dischetto.

Per l’Italia, dopo le reti di Baresi, De Agostini e Baggio, falliscono Donadoni e Serena. Le “Notti Magiche”, un mese di incredibile psicosi calcistica che coinvolge tutto il Paese, si infrangono nella serata estiva del San Paolo. Resta l’immagine di Vicini abbracciato a De Agostini che, disperato, gli dice «siamo fuori senza mai perdere, e avendo subito un solo goal». E il ricordo di un’Italia, non solo calcistica, diversa. Che forse non esiste più.

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